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La prioritaria sicurezza dei dati e della privacy

28.03.2022

La prioritaria sicurezza dei dati e della privacy

28.03.2022

La prioritaria sicurezza dei dati e della privacy

Argentea è certificata secondo le norme ISO 9001 e ISO 27001 e nel 2021 ha  conseguito l’estensione 27017/18 della certificazione 27001

I dati e le informazioni rivestono un’importanza fondamentale in Argentea. Per questo, dopo le certificazioni ISO 9001 e ISO 27001, abbiamo implementato e certificato un Sistema di Gestione per la Sicurezza delle informazioni secondo la norma UNI CEI ISO/IEC 27001:2013. La famiglia di norme SGSI (Sistemi di Gestione per la Sicurezza delle Informazioni), o serie ISO/IEC 27000, definisce uno standard che permette ad aziende e organizzazioni di gestire la sicurezza di tutte le informazioni che le vengono affidate da terzi.

Argentea ha conseguito nel 2021 l’estensione ISO/IEC 27017:2015 e ISO/IEC 27018:2019 della certificazione 27001.

  • La norma ISO/IEC 27017:2015 è il riferimento per i servizi Cloud e prevede l’adozione degli standard ISO/IEC 27001 in un contesto Cloud computing per i servizi Saas (Software as a service).
  • Nell’ambito di Cloud computing la protezione dei dati personali (privacy) è un aspetto cruciale: su questo interviene la certificazione ISO/IEC 27018:2019, che definisce i requisiti normativi relativi alla protezione delle informazioni personali identificabili (PII) che possono essere applicati in un contesto di valutazione dei rischi. La norma indica inoltre gli orientamenti per la sicurezza delle informazioni di un provider di servizi Cloud.

Oltre alle certificazioni, Argentea è qualificata sul Marketplace di Agid con i due prodotti A4PASiope+ e A4PACons. A4PASiope+ mette a disposizione un sistema Saas per rilevare gli incassi e i pagamenti delle tesorerie della PA, mentre A4PACons è il servizio di conservazione digitale dei documenti. Oltre che su Agid, Argentea è qualificata sul Marketplace dei Conservatori.

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Quanto pesa la crisi dei chip

27.10.2021

Quanto pesa la crisi dei chip

27.10.2021

Quanto pesa la crisi dei chip​

Dai lockdown del 2020 alla ripresa fino alla sospensione delle produzioni industriali per la carenza di semiconduttori: come si è arrivati fin qui.

Da qualche mese gli effetti indiretti della pandemia Covid hanno riempito pagine di giornali e notiziari tv. D’altronde ciò che prima era una previsione ora si sta trasformando in drammatica attualità.E ai più sfugge il senso della “crisi dell’energia” e dalla “crisi dei chip”. Proprio perchè non è facile comprendere come si sia scatenata tale tempesta nel mondo industriale (che poi si ripercuote nelle famiglie e nel singolo).

Ebbene, le conseguenze dirette della pandemia sono quelle tristemente famose: infezioni, contagi, ricoveri, decessi, ospedali sotto pressione, restrizioni. Le conseguenze indirette riguardano il tessuto sociale e produttivo che accusa maggiormente i vituperati “lockdown”. Ma anche la sospensione del lavoro nelle fabbriche e l’approvvigionamento di materie prime.

Tra gli effetti più pesanti, al di là dell’impennata dei prezzi dell’energia (che non è affatto secondaria, dato che spinge le aziende a razionare e addirittura a sospendere la produzione, in una sorta di domino), c’è quella della carenza dei microchip. Un’offerta che si è via-via ridotta, riflettendo le difficoltà e le richieste pre e post lockdown. Dopo aver affrontato l’emergenza acuta della Covid, le industrie hanno dovuto far fronte a una
domanda di chip che è cresciuta soprattutto nel settore delle Tlc (telefonia mobile e reti): i colossi del settore hanno così assorbito gran parte della quota di semiconduttori presenti sul
mercato.

Durante le chiusure generalizzate le aziende hanno tentato di fare scorta (ricorrendo ai magazzini dei fornitori) ma alle riaperture c’era una richiesta talmente elevata di semiconduttori che persino colossi come la Tsmc taiwanese non hanno potuto garantire le commesse. Ciò ha prodotto uno sbilanciamento: i chip sono essenziali per la grande industria dell’automotive, che nel mondo impiega milioni di addetti. Tanto per avere un’idea, i microdevice pesano per il 30% del costo di un veicolo del segmento premium. Ma i chip si usano davvero per tutto: anche uno spazzolino elettrico
li monta. E nonostante siano stati i maggiori beneficiari di scorte e nuove forniture, anche i colossi dell’hi-tech ora ne lamentano la carenza. Tanto che si parla già di “Natale sottotono”.

La pandemia ha insomma ritardato la domanda con i produttori (che inizialmente si sono troppo “rilassati”) e ha rallentato di fatto investimenti e domanda (per effetto della comprensiva prudenza del 2020).

Poi, nel momento della ripresa, ci si è trovati senza una capacità produttiva sufficiente. Secondo i beninformati, la soluzione più ovvia sarebbe quella di costruire nuove fabbriche di semiconduttori (che richiedono ingenti investimenti e tecnologie di altissimo livello).


La stima (peraltro ottimistica) è che comunque serviranno almeno 2-3 anni prima che si
comincino ad aumentare le scorte di chip.

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