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Come funzionano i buoni pasto per chi ha un ristorante

14.02.2024

Come funzionano i buoni pasto per chi ha un ristorante

14.02.2024

Come funzionano i buoni pasto per chi ha un ristorante

I ristoranti costituiscono l’ultimo miglio dell’ecosistema dei buoni pasto che, come ben noto, annovera più attori. Le società emittenti, i datori di lavori, gli utenti finali e naturalmente la rete di ristoranti, bar ed esercizi convenzionati che svolgono un ruolo rilevante affinché questo benefit sprigioni il suo reale valore.

Il funzionamento di questa catena non è complicato: i lavoratori ottengono i buoni dall’azienda che li distribuisce dopo averli comprati da società emettitrici che promuovono e vendono il servizio. Il lavoratore riceve di fatto la prestazione di mensa sotto questa forma sostitutiva, nell’esercizio convenzionato che preferisce.

I ristoranti hanno più di un vantaggio nell’accettarli, come ampliamento e fidelizzazione della clientela ma anche servizi che nascono dalle sinergie con le società che li emettono. Non c’è dubbio che, sul piano gestionale, si tratti di altro lavoro. C’è poi anche un tema di commissioni, degno di approfondimento come hanno dimostrato negli ultimi anni polemiche, richieste e aspettative avanzate dalle Federazioni di settore. Tuttavia, non incide sulla dinamica routinaria che porta a gestire e archiviare la pratica “sul campo”.

Posto che di base è vietata qualsiasi pagamento in denaro come conversione del valore facciale del buono, come funziona allora il buono pasto per chi ha il ristorante? Le distinzioni dipendono anche dalle tipologie di buoni che il consumatore utilizza.

Buoni pasto per ristoranti: nuove vie alla gestione

Nel caso dei buoni cartacei, i ristoranti erano tenuti a conservare e conteggiare i buoni che ricevevano nel mese, naturalmente prestando attenzione a tutti gli aspetti che ne garantivano la validità. La conservazione dei buoni è fondamentale per emettere la fattura alla società emettitrice al fine di ottenere quanto spetta, quindi il saldo (l’emissione dello scontrino avviene contemporaneamente all’accettazione del ticket, ma l’incasso no).

La sfida di una corretta gestione del buono cartaceo non deve però tradursi in uno stress sul fronte della gestione amministrativa che potrebbe spingere l’esercente a rinunciarci facendo qualche ragionamento di troppo. Perché, se è vero che alcune dinamiche non sono cambiate, su altri aspetti si può intervenire, come dimostra il software di Argentea AMoney BP.

La soluzione del provider italiano consente in primis di dematerializzare il buono cartaceo in cassa, avvenuta la scansione per verificarne la validità. Viene meno il rischio di perdere i tagliandi o di danneggiarli con potenziali perdite economiche. La mole di buoni che oggi giorno viene dematerializzata grazie a questo modulo, collegato alle piattaforme dei principali emittenti, si può controllare grazie al report online che si aggiorna costantemente. AMoney BP inoltre predispone la pre-fattura e la fattura finale da inviare all’emettitore.

Il valore della tecnologia

I vantaggi sono numerosi in termini di semplificazione e anche questo può essere un incentivo ad accettare dei ticket che risultano, anche per gli utenti stessi, meno comodi di quelli elettronici (ma pur sempre un benefit che integra il reddito).

Nel caso invece dei buoni elettronici, la dematerializzazione si traduce in una card su cui i diversi buoni sono caricati come valore complessivo che viene scalato di volta in volta. Per questa tipologia di buoni, Argentea propone AMoney BPE che consente di accettare i buoni pasto su tutta la barriera casse, al tavolo e in mobilità. Supporta anche la modalità di pagamento con codice OTP e si integra con i più conosciuti software di cassa.

L’esercente può monitorare tutto il transato, suddiviso per punto cassa, punto vendita ed emettitore. Indipendentemente dagli emettitori le transazioni vengono tutte visualizzate su AMoney Portal, una dashboard che offre una panoramica sempre aggiornata di quanto avviene a livello di incassi.

In un’era dove l’accettazione dei buoni pasto è una scelta non scontata, che si fa valutando più aspetti, compresi quelli gestionali, la scelta della giusta tecnologia rappresenta uno step fondamentale per decidere di fare parte, o meno, della partita.

Occhio anche al fattore “utenza”. Il ristorante che accetta i buoni pasto arriva potenzialmente a una clientela più grande ma è pur vero che la concorrenza su questo fronte non manca. Se le operazioni in cassa risultano semplici e fluide, l’utenza preferirà un locale a un altro presente nei paraggi.

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Come adattare facilmente il Pos a tutti i buoni pasto

02.02.2024

Come adattare facilmente il Pos a tutti i buoni pasto

02.02.2024

Come adattare facilmente il Pos a tutti i buoni pasto

I vantaggi dei buoni pasto sono noti, soprattutto ai lavoratori, ma vale sempre la pena ricordare che rappresentano molto di più una soluzione di welfare per pranzare o fare la spesa. In un mondo dove aziende e lavoratori cercano vie virtuose per stare assieme e lavorare produttivamente, costituisce infatti un asset da non sottovalutare. I buoni pasto possono contribuire infatti a fidelizzare il dipendente e a metterlo in condizione di lavorare meglio, tanto più nelle fasi dove i rincari mordono ed erodono il potere d’acquisto. E poi, in molti contesti, anche condividere la pausa pranzo aiuta a rendere più forte il bond con i colleghi.

L’evoluzione dei buoni pasto, usciti ormai da tempo dalla dimensione solo cartacea e approdati a quella digitale ed elettronica, ha spinto anche gli esercenti a rapportarsi diversamente, al fine di favorire esperienze positive per i clienti e di semplificare la gestione dei processi. Un grande assist è arrivato dal provvedimento che ha permesso ai pubblici esercizi di leggere i buoni pasto con un unico Pos. In passato si usavano perché diverse erano, e sono, le società emittenti. Ma, fortunatamente, questo vecchio andazzo è stato superato.

Buoni pasto: approcci vincenti per tipologie differenti

Ma come è possibile adattare facilmente il Pos a tutti i buoni pasto?

In casa Argentea le soluzioni sono calibrate proprio tenendo in considerazione le sfide con cui i titolari di ristoranti, bar, tavole calde, si confrontano ogni giorno.

Quando un panorama cambia, più soluzioni finiscono per coesistere piuttosto che annullarsi a vicenda, proprio come dimostra il caso dei ticket per i pasti appunto: continuano ad esistere in più modalità e più società li emettono.

Pensiamo ad esempio a quelli cartacei. Ha senso non accettarli perché comportano maggiori sforzi dal punto di vista della gestione? No, perché anche la modalità conserva e invia può essere superata.

In casa Argentea la soluzione AMoneyBP è pensata proprio per dare una risposta ai bisogni con cui si confrontano gli eserciti. Questo modulo infatti è collegato alle piattaforme dei principali emettitori e con un solo dispositivo legge, valida e dematerializza il buono cartaceo in cassa (viene letto dallo scanner). La gestione dei buoni è semplificata dalla connessione con il portale AMoneyPortal di Argentea che, con la sua dashboard, offre uno sguardo olistico sugli incassi, sulle performance dei terminali in uso e anche sulle modalità di pagamento utilizzate dalla clientela. Il portale è infatti integrato con tutti i moduli AMoney di Argentea, compreso ovviamente AMoneyBP.

La semplificazione derivante dall’utilizzo di solo dispositivo è nodale, ma rilevante è avere a disposizione la giusta opzione tecnologica per gestire le complessità e le possibilità delle diverse tipologie di buoni pasto.

La gestione dei buoni pasto elettronici

Stesso discorso per quelli elettronici, con AMoneyBPE di Argentea: anche questa soluzione è integrata direttamente con i sistemi degli emettitori e con i principali transazionali di cassa. Tutte le transazioni, a prescindere dagli emettitori sono visualizzate su AMoneyPortal una volta che il dispositivo Pos ha letto la card del buono pasto. La sfida da vincere per gli esercenti è rimuovere tutte quelle frizioni che potrebbero incidere in termini di errori, registrazioni mancate o di certificazione dei dati della transazione. A prescindere dalla morfologia del ticket ma, al contrario, in virtù della stessa.

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A4PA Sign, al servizio della digitalizzazione dei processi documentali

26.01.2024

A4PA Sign, al servizio della digitalizzazione dei processi documentali

26.01.2024

A4PA Sign, al servizio della digitalizzazione dei processi documentali

Nel primo semestre 2023, in Italia sono state generate oltre tre miliardi di firme digitali remote. I numeri non dicono sempre tutto, ma in questo caso dicono molto.

Il nostro Paese viene spesso esortato a fare di più in termini di digitalizzazione, in diverse aree. Il Country report che ci riguarda, stilato nell’ambito delle analisi della Commissione Europea sullo Stato del decennio digitale, suggerisce infatti all’Italia di fare di più in termini di digitalizzazione dei servizi pubblici e di accelerare l’implementazione di misure sia esistenti che già pianificate.

Stesso discorso in materia di competenze digitali: solo il 46% della popolazione possiede quelle di base. Un fattore che mina la capacità di beneficiare delle opportunità digitali e di esercitare quella che viene definita cittadinanza digitale.

Ma, a quanto pare, questi limiti si fanno sentire meno quando è il caso di apporre una firma digitale. C’entra ovviamente anche, in alcuni casi, la mancanza di alternativa: spesso, a favorire l’affermarsi di un fenomeno, o di una prassi, tanto più in ambito digitale, è quel nudge, nemmeno troppo gentile, rappresentato dall’obbligo.

Firma digitale: una rivoluzione epocale per la Pa

La pubblica amministrazione è sicuramente uno degli ambiti che valorizza di più questa opportunità: sin dalle origini, la firma ha rappresentato infatti un elemento vitale del processo di e-government e ha contribuito in maniera forte a un ventaglio di cambiamenti, dalla digitalizzazione dei procedimenti amministrativi, alla gestione informatizzata dei flussi documentali. La smaterializzazione dei documenti cartacei ha prodotto vantaggi trasversali, anche in termini di impatti ambientali e logistici.

Di una firma digitale (intesa come firma elettronica qualificata), come ricorda Agid, possono dotarsi tutte le persone fisiche rivolgendosi “ai prestatori di servizi fiduciari qualificati autorizzati da Agid che garantisco l’identità dei soggetti che utilizzano la firma digitale”.

Apponendola a un documento, ha lo stesso valore di una firma autografa: certifica quindi l’identità di chi lo ha firmato, l’integrità e il non ripudio del documento.

Inoltre, la firma digitale consente di attivare workflow automatizzati ed è disponibile sia in locale che da remoto. La differenza è che, da remoto, non è necessario servirsi di un dispositivo fisico per apporla: basterà utilizzare il software o l’app del prestatore del servizio scelto autentificandosi via Otp (one time password): la firma viene generata su un Hsm (hardware security module) di cui è responsabile il certificatore accreditato. In modalità locale, invece, ci sarà bisogno di un dispositivo che appartiene al titolare (es: una smart card o un token per la firma digitale).

Nel novero delle firme elettroniche avanzate rientra anche quella grafometrica: viene prodotta dall’utente di proprio pugno mediante l’impiego di un hardware di acquisizione (es: un tablet grafometrico) e la firma, una volta acquisita, viene associata al documento informatico.

Argentea propone A4PASign

Nell’ambito dell’offerta per la Pa, Argentea propone A4PA Sign, lo strumento che consente di firmare digitalmente qualsiasi documento, anche da remoto.

Pensata per i professionisti della Pa, consente ai responsabili e ai dirigenti di poter verificare, in qualsiasi momento, la presenza di documenti che aspettano di essere approvati, all’interno delle piattaforme dedicate A4PASioe+ e A4PACons. Approvazione o rifiuto del documento saranno poi tracciati dal log del processo autorizzativo.

L’applicativo di Argentea necessita di installazione in quanto richiede il riconoscimento della persona autorizzata a firmare ma si collega all’ecosistema delle soluzioni Argentea che sono del tutto web based.

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Pagamenti Pa: tutti i casi in cui è possibile utilizzarli

19.01.2024

Pagamenti Pa: tutti i casi in cui è possibile utilizzarli

19.01.2024

Pagamenti Pa: tutti i casi in cui è possibile utilizzarli

I numeri non dicono tutto, ma molto: e sul sito PagoPa, il totale delle transazioni dal 2016, gestite quindi a partire dal primo anno di operatività della piattaforma, supera gli 895 milioni di euro(dato aggiornato al primo settembre 2023, ndr).

Nel 2023, il totale delle transazioni oltrepassa a fine agosto i 248 milioni, per un controvalore pari a oltre 50 miliardi di euro, con un importo medio di transazione pari a 204 euro. Il radicamento della piattaforma che consente di pagare tributi, imposte o rette verso la Pa e i restanti soggetti aderenti è un fatto e i tassi di crescita sullo scorso anno (+18%) rimarcano i margini esistenti.

Per cittadini ed enti creditori si è trattato di un cambiamento epocale, di sostanza, che ha naturalmente messo in gioco svariati aspetti, da quelli più prettamente organizzativi, infrastrutturali e tecnologici a quelli culturali, portando all’interno di un sistema un tempo prettamente fisico tutti i vantaggi della multicanalità, quindi la possibilità di utilizzare diversi strumenti e un ventaglio di canali che rispecchia le stesse possibilità di altri contesti che nulla hanno a che fare con lo Stato. Uno dei principali obiettivi della piattaforma è da sempre la promozione del pagamento elettronico.

Quanti e quali pagamenti PA

Ma sarebbe anche riduttivo limitarsi a parlare di pubblica amministrazione come mero sinonimo di enti statali, in quanto nella gran parte dei casi l’ente beneficiario è certamente una Pa; ma rientrano nel novero anche società a controllo pubblico o gestori di pubblico servizio.

Una specifica tutt’altro che pleonastica, in quanto si amplia il novero dei casi in cui è possibile effettuare i pagamenti direttamente sul sito o sull’app dell’ente creditore attraverso la piattaforma di pagamento standard (non è un sito per pagare ma un sistema standardizzato che garantisce l’uniformità di numerosi processi, ndr).

Rientrano nelle casistiche dei pagamenti che transitano attraverso la piattaforma, “tributi, tasse, utenze, rette, quote associative, bolli, multe, ammende, sanzioni, canoni e qualsiasi altro tipo di pagamento verso le Pa centrali e locali, comprese le scuole, le università, le Asl, ma anche verso altri soggetti, come le aziende a partecipazione pubblica e i gestori di pubblici servizi”.

Nell’elenco può rientrare quindi il pagamento della Tari ma anche quello dei contribuiti dei lavoratori domestici, il pagamento delle multe ma anche riscatti e ricongiunzioni.

Pochi dubbi per i pagamenti

Ma posto che il contribuente potrebbe non sapere o meno se un ente abbia aderito a pagoPa, e posto che l’ente potrebbe avere già delle modalità elettroniche di pagamento a disposizione della propria utenza, cosa consente di capire che quel tipo di pagamento rientra nell’ambito dei pagamenti con la piattaforma dedicata alla Pa?

Come spiega la stessa piattaforma, il logo identificativo dell’adesione al Sistema è rilasciato solo ai soggetti, siano essi enti creditori o prestatori del servizio di pagamento, già aderenti. Quindi l’utenza può comprendere immediatamente se il soggetto pubblico o il prestatore di servizi di pagamento è aderente al Sistema grazie al logo.

Poniamo il caso di un cittadino che ottiene una prestazione in una struttura sanitaria privata che opera in regime di accreditamento al servizio nazionale. In tal caso è possibile pagare la prestazione con l’app o con qualunque altra modalità di pagamento offerta dalla piattaforma? Sì, perché in quel caso la struttura opera come gestore di pubblico servizio (avendo ottenuto l’accreditamento) e quindi è obbligata a aderire al sistema.

Risolto ogni eventuale dubbio, non resta che pagare, via app o online (sul sito dell’ente creditore, sul servizio di home banking, ecc) così come sul territorio (in banca, presso gli uffici postali) e naturalmente si può fare anche elettronicamente, grazie alle soluzioni Pos che gli enti usano per offrire ai cittadini la stessa experience già nota in altri ambiti.

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Come è fatto un lettore buoni pasto unico per tutti gli emettitori

03.01.2024

Come è fatto un lettore buoni pasto unico per tutti gli emettitori

03.01.2024

Come è fatto un lettore buoni pasto unico per tutti gli emettitori

Pranzo, spesa, ordini online: i buoni pasto rappresentano uno strumento essenziale di welfare per milioni di dipendenti, che ne sfruttano i vantaggi presso ristoranti, bar, supermercati ma anche sulle piattaforme di food delivery.

Il famoso blocchetto dei ticket cartacei era un tempo sinonimo assoluto di buoni pasto ma la dematerializzazione ha di fatto introdotto nuove vie alla fruizione, attraverso il buono pasto elettronico o completamente digitale, via app, con numerosi vantaggi (anche dal punto di vista fiscale) e un generale snellimento dei processi sia a monte che a valle.

Tuttavia, verificare autenticità e validità dei buoni – e consentire a tutte le parti in causa (esercenti, emittenti, clienti) di ottenere quanto rispettivamente gli spetta – è fondamentale e quindi nel tempo si è evoluto anche il dispositivo deputato a questi scopi, ovvero il lettore dei buoni pasto.

Un lettore buoni pasto per tempi nuovi

La grande svolta è arrivata, per gli esercenti, con la possibilità di accettare i buoni pasto con un unico Pos, mettendo fine a tutto il disordine causato dalla pletora di strumenti adibiti alla stessa funzione. Un solo lettore per tutti e niente più perdite di tempo in cassa ma anche – e soprattutto – risparmi consistenti sui canoni.

Proprio come nell’ambito dei pagamenti digitali i Pos non sono più vincolati a singoli soggetti bancari, anche in quello dei ticket si è allentato del tutto il legame tra dispositivo e società attive nel mercato dei buoni, che li fornivano agli esercenti.

Venuto meno un fattore che irrigidiva il sistema, sono migliorate le esperienze di incasso e pagamento, con processi più fluidi e risparmi sui costi di gestione, ma l’upgrade si è innestato più in profondità, anche dal punto di vista dell’innovazione pura.

I provider tecnologici che erano già al lavoro su queste esigenze hanno capitalizzato una spinta che è venuta dalle norme (il ben noto decreto Semplificazioni 2020, ndr). ma non sono poi mancate anche partnership ad hoc tra pay tech e operatori del segmento benefit al fine di favorire l’integrazione e consentire a uno stesso terminale di gestire, ad esempio, sia i buoni pasto che i normali pagamenti.

Anche gli emettitori, quindi, hanno colto un passaggio per mettersi in gioco e agire, in qualche caso, da player dell’innovazione.

I vantaggi del lettore unico per buoni pasto

Ma, tornando al quesito originario: come è fatto un lettore buoni pasto unico per tutti gli emettitori?

Prendiamo il caso di un Pos unico abilitato dal software AMoneyBPE di Argentea.

AMoneyBPE accetta i buoni pasti elettronici di dodici emettitori, consentendo ai clienti grande sicurezza sul fronte dell’accettazione ma anche grande flessibilità agli esercenti che, naturalmente, vogliono essere quanto più inclusivi possibili rispetto alle esigenze potenziali del target di riferimento.

Se alcuni emettitori sono configurati di default, ai fini dell’accettazione, è possibile implementarne molti altri su indicazione dell’esercente, per incontrare i bisogni della clientela tutta.

Il Pos è integrato direttamente con i sistemi degli emettitori ma anche con i principali software di cassa. Il transato viene diviso per punto cassa, punto vendita ed emettitore. Inoltre, tutte le transazioni, a prescindere dagli emettitori, vengono visualizzate sullo stesso portale, quello proprietario AMoneyPortal, per un quadro sempre completo e aggiornato.

Un lettore buoni pasto unico deve quindi aiutare l’esercente a escludere errori, mancate registrazioni e rallentamenti durante la transizione, favorendo una positiva experience di pagamento per il cliente sulla barriera casse, al tavolo o in mobilità. Ma anche laddove il buono resta cartaceo, perché è del tutto legittimo sia usarli che accettarli, il Pos deve garantire vantaggi per tutti, abilitando la dematerializzazione in casa e sollevando l’esercente da numerose incombenze, come quelle legate all’archiviazione e all’invio.

Il sistema è cambiato, e solo una tecnologia flessibile ne asseconda i vantaggi trasversali.

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Pos veloce, come fare la differenza nella customer experience

19.12.2023

Pos veloce, come fare la differenza nella customer experience

19.12.2023

Pos veloce, come fare la differenza nella customer experience

In negozio o al ristorante, sono davvero numerosi gli aspetti che concorrono a una customer experience positiva e tra questi rientrano inevitabilmente tutti quelli connessi ai pagamenti che rappresentano lo stadio finale del processo d’acquisto.

Lontano dalla dimensione digital, il Pos gioca un ruolo rilevante per una piena soddisfazione di clienti e retailer in un’era dove il cashless è sempre più dominante. Ma perché uno strumento che funge da servizio di incasso rivestirebbe un ruolo così peculiare ai fini della soddisfazione del cliente?

In generale, uno dei principali obiettivi degli esercenti è ridurre al massimo tutti gli inconvenienti che possono generare frustrazione nei clienti, per motivi che esulano dalla loro volontà o competenza. Tra questi rientrano naturalmente tutti quelli che equivalgono a perdite di tempo dovute all’inefficienza del personale o al cattivo funzionamento degli strumenti preposti al checkout.

Cosa fa un Pos veloce e performante

Ecco che il fattore velocità, quando si parla di Pos, diventa estremamente rilevante.  

Ma di quale velocità parliamo?

A monte, trattandosi di un terminale che deve compiere un lavoro di elaborazione, il primo pensiero va alla velocità della connessione disponibile, un fattore sui cui incidono più dinamiche, definiamole pure strutturali. Tuttavia, è un aspetto che va tenuto in considerazione e migliorato laddove possibile in quanto, se i tempi si dilatano, si genera nel cliente in attesa una sensazione di incertezza e dubbio di buona riuscita del pagamento poco gradevole. La velocità del Pos incide sull’efficienza complessiva del locale/negozio, perché la fluidità del processo di checkout si ripercuoterà a catena su tutti coloro che dovranno effettuare il pagamento in store (in alcuni orari/giorni il tema può essere più sentito del solito). Il discorso va esteso al caso in cui l’utilizzo del Pos sia in mobilità, quindi, in situazioni dove è ancora più alta l’aspettativa del cliente che non vorrà perdere tempo per strada o sulla soglia di casa.

Ma la velocità di connessione non è il solo aspetto che concorre alla fisionomia di un Pos veloce. Nell’epoca in cui gli incassi sono stati semplificati, e quindi velocizzati, grazie all’avvento di numerosi metodi alternativi di pagamento, un terminale come il Pos non può che seguire l’evoluzione di queste dinamiche, offrendo quindi tutto il ventaglio di soluzioni per accettare le carte (chip, banda magnetica, contactless, ecc).

Tagliare i tempi

I clienti si aspettano opzioni comode, flessibili e in grado di accelerare i tempi: nel caso di un Pos utilizzato nell’ambito della ristorazione, il riferimento va alla presenza delle diverse tipologie di pagamenti possibili (unico, split, separato), all’accettazione di modalità diverse per lo stesso tavolo o alla possibilità di chiudere più tavoli con la stessa transazione.

I tempi del Pos possono quindi generare vantaggi tangibili per il cliente, ma anche per chi gestisce l’organizzazione. In questo caso, più che mai, il tempo è denaro: fatta in velocità la transazione, torna utile la possibilità di monitorare in tempo reale i flussi di pagamento, la visualizzazione in tempo reale degli scontrini emessi, il taglio di alcune prassi (come la conservazione degli scontrini, ndr) grazie all’archiviazione digitale. Occhio anche al tema della continuità operativa, ovvero la possibilità di attivare una replica remota del sistema quando un evento può intralciare il funzionamento del sistema in store: tornare subito operativi è decisivo per clienti e operatori e fa risparmiare tempo e denaro.

Ma una considerazione sui tempi del Pos va realizzata sempre anche a monte, dalla semplicità di installazione a quella del primo utilizzo, perché anche in questo caso diminuiscono i tempi dedicati all’assistenza o al setup. Quello che invece non può mancare, al fine di un Pos sempre veloce e performante, oltre alla scelta del giusto hardware e software, è un’attenzione profonda agli aggiornamenti, al monitoraggio delle prestazioni, alla customizzazione e all’ottimizzazione di tutti i processi di pagamento, implementando il ventaglio per essere sempre in linea con i bisogni del cliente.

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5 step per migliorare la customer experience in store

12.12.2023

5 step per migliorare la customer experience in store

12.12.2023

5 step per migliorare la customer experience in store

Nonostante l’inarrestabile avanzare della digitalizzazione e del commercio elettronico, l’esperienza fisica in store conserva un ruolo di primaria importanza per le aziende retail. Questa interazione diretta con i prodotti e il personale di vendita può infatti fare la differenza tra un cliente soddisfatto e uno insoddisfatto, tra un acquisto e un abbandono. Come migliorare dunque la customer experience in negozio? Ecco i cinque passi fondamentali.

1. Personalizzazione della customer experience

Il primo passo per migliorare la customer experience in store è la personalizzazione dell’esperienza di acquisto. I clienti non vogliono sentirsi solo un numero, ma desiderano essere riconosciuti e apprezzati. Questo significa che il personale di vendita deve essere in grado di riconoscere i clienti, capire le loro esigenze e fornire suggerimenti personalizzati. Tecnologie come l’intelligenza artificiale possono aiutare in questo, consentendo di raccogliere e analizzare i dati dei clienti per offrire un servizio più personalizzato. Al tempo stesso, offrire un ampio ventaglio di sistemi di pagamento innovativi contribuisce a soddisfare ogni esigenza della clientela.

2. Formazione del personale

Un altro aspetto cruciale per migliorare la customer experience in store è la formazione del personale. I dipendenti devono essere in grado di fornire ai clienti un servizio sempre all’altezza delle aspettative, rispondere alle loro domande e risolvere eventuali problemi che possano sorgere. La formazione dovrebbe quindi non solo riguardare le competenze tecniche, ma anche quelle emotive, come l’empatia e la capacità di ascolto. È importante anche che il personale addetto alle vendite sappia come gestire i diversi sistemi di pagamento elettronico, ormai sempre più utilizzati.

3. Ambiente del negozio

Anche l’ambiente del negozio ha un impatto significativo sulla customer experience. Un negozio pulito, ben organizzato e con un design gradevole può attrarre i clienti e invitarli a rimanere più a lungo. Allo stesso tempo, è importante considerare aspetti come l’illuminazione, i colori, la musica e – perché no? – il profumo, che possono influenzare l’umore dei clienti e dare una percezione positiva del brand.

4. Integrazione online-offline

Oggi i clienti sono sempre più connessi, è fondamentale quindi integrare le esperienze online e offline. Questo significa che le informazioni e le offerte disponibili online devono essere coerenti con quelle in negozio e viceversa. Inoltre, i clienti dovrebbero essere in grado di passare facilmente da un canale all’altro, ad esempio acquistando online e ritirando la merce in negozio o consultando online i prodotti disponibili in store. Molte ricerche di mercato evidenziano come l’esperienza omnicanale aumenta le possibilità di vendita. L’e-commerce e il negozio fisico non dovrebbero essere visti come due realtà separate, ma come due facce della stessa medaglia.

Si può ricorrere a tecnologie innovative, come i beacon, che consentono di inviare notifiche push personalizzate ai clienti quando entrano in negozio (il cosiddetto marketing di prossimità), o la realtà aumentata, che può arricchire l’esperienza in-store con informazioni digitali.

Le app mobili possono giocare un ruolo cruciale nell’integrazione online-offline, permettendo ai clienti di verificare la disponibilità dei prodotti, leggere recensioni, confrontare prezzi, ecc.

Inoltre, grazie all’uso dei dati, i retailer possono offrire promozioni personalizzate direttamente sul dispositivo mobile del cliente.

5. Feedback dei clienti

Infine, per migliorare la customer experience in store, è fondamentale raccogliere e ascoltare i feedback dei clienti. Questi possono fornire preziose informazioni su cosa funziona e cosa può essere migliorato. Le aziende dovrebbero quindi incentivare i clienti a lasciare commenti e recensioni, ad esempio attraverso sondaggi o programmi di loyalty, e poi utilizzare queste informazioni per apportare i miglioramenti necessari.

In conclusione, migliorare la customer experience in store richiede un approccio olistico che consideri sia gli aspetti tangibili, come l’ambiente del negozio, sia quelli intangibili, come la personalizzazione dell’esperienza e la formazione del personale. Solo così le aziende potranno creare un’esperienza che soddisfi i clienti e li inviti a tornare.

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Tutti i vantaggi della dematerializzazione dei buoni pasto

04.12.2023

Tutti i vantaggi della dematerializzazione dei buoni pasto

04.12.2023

Tutti i vantaggi della dematerializzazione dei buoni pasto

In molti ambiti del mercato B2B, si è imposto negli ultimi anni, con vantaggi consistenti, un processo noto come “dematerializzazione”. Grazie all’informatizzazione dei processi, la dotazione cartacea (di un ufficio, di un ente, etc.) viene eliminata e la gestione documentale cambia volto, con numerose conseguenze positivi in termini di snellimento dei processi, minor impatto ambientale, ecc.

Anche nel settore dei buoni pasto, presenti nella vita di milioni di italiani ed essenziali strumenti di welfare e sostegno al reddito, la dematerializzazione ha fatto il suo ingresso per la gioia dei numerosi attori di questo “ecosistema”. In passato buono pasto era, infatti, sinonimo totale di ticket cartaceo e datori di lavoro, aziende, esercenti dovevano mettere in conto una serie di svantaggi che rientravano però nella gestione generale di questo benefit.

Dematerializzazione a monte e a valle

Anche in quest’ambito il cambiamento si è imposto. Allo stato attuale, sono tre le tipologie di buoni: il buono pasto cartaceo, consegnato fisicamente al dipendente; il buono elettronico, che può essere utilizzato grazie a una card apposita; il buono pasto digitale, del tutto smaterializzato (si usa esclusivamente via app).

Il buono cartaceo che non nasce digitale può comunque essere dematerializzato in cassa. Lo consentono soluzioni come quella di Argentea, AMoneyBP. Grazie a un solo dispositivo, valido per tutti gli emettitori, la soluzione di Argentea legge, valida e dematerializza il voucher direttamente in cassa, verificando subito la validità del buono letto dallo scanner.

Ė importante sottolineare questo aspetto perché il buono cartaceo esiste ancora ed è del tutto legittimo accettarlo, sia per il dipendente che per l’esercente. Ma il vantaggio della dematerializzazione è semplificare quella gestione complessa che ha reso il buono cartaceo, nel tempo, sempre più sgradito in virtù dei processi di conservazione e invio per ricevere il pagamento dall’emettitore. I buoni pasto, infatti, vengono per prassi ritirati dalla società emettitrice a seguito del pagamento di un corrispettivo agli esercizi convenzionati.

La dematerializzazione aiuta quindi a snellire diversi processi dal punto di vista amministrativo. Ma non è certo l’unico vantaggio.

I vantaggi concreti della dematerializzazione dei buoni pasto

Ricapitoliamo quelli principali per i diversi attori in gioco:

Dipendenti

In passato, perdere il blocchetto con i voucher era un vero incubo per i dipendenti, costretti a richiederlo. Altrettanto noiose anche le dispute con i retailer, impossibilitati a dare il resto sul pagamento effettuato con i ticket. Una dinamica tramontata, perché la cifra viene prelevata correttamente sul conto legato al buono.

La dematerializzazione ha reso anche più simile ad altre esperienze di pagamento l’utilizzo dei buoni pasto, ad esempio grazie alla possibilità d’acquisto online, presso gli e-commerce convenzionati. Inoltre, la compatibilità di alcune app con metodi di pagamento mobile, abilita anche in questo ambito i vantaggi del contactless.

Anche monitorare il proprio saldo, via app o collegandosi al server di chi emette il buono, è una prassi comoda e tipicamente digital. Infine, in caso di smarrimento, le card possono essere bloccate, evitando “appropriazione indebite”.

Aziende

Niente più carta, anche per loro ma una semplice ricarica. L’importo del buono, infatti viene accreditato sulla tessera o sull’applicazione del collaboratore, mettendo fine a tutte le dinamiche connesse con la spedizione di blocchi di titoli da parte della società, con costi di vario tipo e anche potenziali problemi, smarrimenti, ritardi.

Esercenti

Il ruolo degli esercenti è essenziale e la dematerializzazione ha certamente velocizzato i processi e pensionato alcune dinamiche che creavano dubbi e rallentamenti. Tra questo, anche l’accertamento della durata e della bontà del buono, che in passato poteva essere contraffatto. La verifica della validità del buono è ormai a portata di scanner e non serve dotarsi di numerosi device per leggere i buoni pasto dei diversi emittenti in quanto, come nel caso di AMoneyBP di Argentea, ne basta uno. Poter certificare i dati delle transazioni e predisporre le fatture verso l’emettitore o monitorare i buoni già accettati con il gestionale in uso, è un altro importante fattore di vantaggio e chiarezza per tutti.

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Bonus celiachia: una guida essenziale per gli esercenti

29.11.2023

Bonus celiachia: una guida essenziale per gli esercenti

29.11.2023

Bonus celiachia: una guida essenziale per gli esercenti

Il bonus celiachia è un beneficio economico concesso da alcune regioni italiane a chi è affetto da celiachia, con l’obiettivo di supportare i costi legati all’acquisto di prodotti senza glutine. La celiachia è una malattia autoimmune che colpisce l’intestino tenue, caratterizzata da una reazione immunitaria permanente al glutine, una proteina presente in molti cereali come il frumento, l’orzo e la segale. Attualmente, l’unico trattamento efficace per la celiachia è una dieta rigorosamente priva di glutine. Ciò significa che i celiaci devono evitare tutti gli alimenti, bevande e farmaci che contengono glutine. Ecco una guida per gli esercenti che illustra le modalità con cui possono aderire al programma e fornire servizi ai beneficiari di tale bonus.

Il bonus celiachia: cos’è e come funziona

Il bonus celiachia è un contributo economico mensile che viene erogato ai pazienti celiaci, per aiutarli a coprire i costi dei prodotti alimentari speciali senza glutine, notoriamente più costosi dei corrispondenti prodotti con glutine. Questo bonus viene erogato sotto forma di voucher, che possono essere utilizzati presso gli esercizi commerciali aderenti al programma. Gli esercenti, a loro volta, possono riscuotere il valore dei voucher presso le Aziende Sanitarie Locali (ASL).

Come aderire al programma del bonus celiachia

Gli esercenti che desiderano aderire al programma del bonus celiachia devono prima registrarsi presso la propria ASL di riferimento. La registrazione comporta la compilazione di un modulo di adesione e la presentazione di alcuni documenti, tra cui la copia del documento di identità del titolare dell’esercizio e l’autorizzazione sanitaria all’esercizio dell’attività commerciale.

Dopo l’accettazione della domanda, gli esercenti ricevono una comunicazione ufficiale di adesione al programma. A questo punto, possono accettare i voucher del bonus celiachia come forma di pagamento per i prodotti senza glutine.

Come riscuotere i voucher del bonus celiachia

I voucher del bonus celiachia sono riscuotibili presso la ASL di competenza. Gli esercenti devono presentare i voucher originali, insieme a una dichiarazione che attesti l’avvenuta vendita dei prodotti senza glutine. Il pagamento avviene di norma entro 60 giorni dalla presentazione dei voucher.

È importante sottolineare che gli esercenti non possono riscuotere i voucher se non hanno in vendita prodotti senza glutine, o se i prodotti venduti non rispettano le normative vigenti in materia di cibi per celiaci.

La responsabilità degli esercenti

Gli esercenti hanno la responsabilità di garantire che i prodotti senza glutine venduti siano conformi alle normative vigenti, ovvero di rispettare le normative relative alla sicurezza alimentare e alla corretta etichettatura dei prodotti. In particolare, devono assicurarsi che i prodotti senza glutine siano separati da quelli con glutine per prevenire la contaminazione incrociata. Inoltre, devono garantire che il personale sia adeguatamente formato per gestire i prodotti senza glutine e per rispondere alle domande dei clienti sulla celiachia e sulla dieta senza glutine.

Infine, devono assicurarsi di accettare i voucher solo per l’acquisto di questi prodotti.

In caso di inadempienze, gli esercenti possono essere soggetti a sanzioni, che vanno dalla sospensione temporanea dall’elenco degli esercizi aderenti al programma, fino alla revoca definitiva dell’adesione.

Bonus celiachia, il vantaggio di disporre di un Pos abilitato

Il bonus celiachia rappresenta un’opportunità per gli esercenti, permettendo loro di ampliare la propria clientela e di contribuire a migliorare la qualità della vita dei pazienti celiaci. Quando uno di questi fa la spesa in uno dei punti vendita convenzionati, al momento del pagamento presenta la tessera sanitaria e il codice celiachia (PIN). A questo punto, per l’esercente disporre di un terminale Pos in grado di verificare i prodotti rimborsabili e il budget personale disponibile si rivela di grande utilità. I movimenti sul valore del buono mensile sono tracciati e sicuri, le spese sempre sotto controllo grazie agli scontrini riepilogativi. Servizi come la gestione del bonus celiachia si inquadrano nell’evoluzione della digitalizzazione nei sistemi di pagamento.

Conclusione

Il bonus celiachia rappresenta una grande opportunità per gli esercenti, permettendo loro di ampliare la propria clientela e di contribuire a migliorare la qualità della vita dei pazienti celiaci. Adottare le corrette procedure di adesione e gestione dei voucher è fondamentale per garantire il successo di questa iniziativa e per evitare eventuali sanzioni. Con l’informazione corretta e un adeguato impegno, gli esercenti possono sfruttare al meglio questa opportunità, fornendo un importante servizio alla comunità dei celiaci.

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POS PA: Come unire compliance e nuove tecnologie

24.11.2023

POS PA: Come unire compliance e nuove tecnologie

24.11.2023

POS PA: Come unire compliance e nuove tecnologie

Milioni di italiani sono alle prese ogni giorno con tasse, bolli, tributi. Da sempre il pagamento rappresenta una pietra angolare della relazione del contribuente con la Pubblica Amministrazione, sia essa centrale o locale. Stesso discorso per altri soggetti, come scuole, atenei, asl: il momento di pagare arriva e anche in questo ambito l’aspettativa è di procedere con facilità e raggiungere l’obiettivo.

Se fino a qualche anno fa bollettini postali e contanti hanno rappresentato i mezzi più comuni per pagare servizi, tributi, multe, ecc, la grande svolta si è concretizzata con la penetrazione del pagamento digitale anche nell’ambito della Pubblica Amministrazione.

Come noto, oggi i cittadini hanno a disposizione più modalità/canali per adempiere ai propri obblighi di pagamento verso la Pubblica Amministrazione, le società a controllo pubblico o altri soggetti aderenti alla piattaforma nazionale pagoPa.

L’importanza del Pos tra le opzioni possibili

Pagare online e sul territorio è diventato più semplice, grazie a una diversificata serie di opzioni che spaziano dalla possibilità di utilizzare il proprio servizio di home banking al pagamento sul sito dell’ente creditore, senza tralasciare le comodissime operazioni con l’app IO.

Uno dei maggiori vantaggi di PagoPa è quello di consentire come e dove effettuare i pagamenti, meglio ancora se da remoto e in modalità totalmente digitale. Tuttavia, non mancano le occasioni in cui si paga dal vivo, presso gli esercizi convenzionati che presentano il logo PagoPa o presso gli stessi enti allo sportello: in questi casi il cittadino ha comunque la possibilità di effettuare il pagamento in modalità cashless, con carte di pagamento o con tecnologia Nfc.

Niente di strano, quindi, se presso lo sportello dell’ufficio anagrafe o di un ambulatorio Asl all’utente viene porto un Pos per completare un versamento a fronte di un servizio erogato. Proprio come succede a soggetti di altri ambiti, attraverso il Pos gli enti consentono ai cittadini di utilizzare uno strumento che già conoscono, migliorando -lato loro- i tempi di attesa e i processi di incasso. Sebbene l’esperienza di pagamento, per il cittadino, sembrerà sostanzialmente simile a quella che avviene in ambito retail, è chiaro che alcune dinamiche sono correlate alla specificità dell’intero Sistema pagoPa.

Un Pos per esigenze precise

Per gestire applicativamente il dialogo tecnico con la piattaforma pagoPa, gli enti creditori si avvalgono infatti di uno o più soggetti terzi, siano essi partner tecnologici qualificati, partner tecnologici o intermediari tecnologici. Questa relazione rende infatti possibile l’abilitazione di quelle che sono funzionalità di piattaforma, di supporto e assistenza o accessorie, compresa la possibilità, per l’ente creditore, di incassare tramite Pos.

Diversi player, in qualità di partner tecnologici, hanno contribuito all’evoluzione digitale della Pa: nel caso specifico dei pagamenti hanno messo a disposizione soluzioni Pos che, integrate con pagoPa, implementano specifiche e funzionalità proprie di questo peculiare contesto (sia in termini di compliance che di user experience).

Come in ambito retail, gli enti possono scegliere tra le soluzioni Pos a disposizione, privilegiando facilità d’uso; flessibilità operativa in condizioni diverse (es: abilitazione ai pagamenti mobili); experience fluida in fase di setup (tanto più laddove non sia richiesta l’installazione di un software, ndr); funzionalità evolute come la conservazione digitale dei dati di pagamento; l’indirizzamento degli incassi su conti correnti diversi; il rilevamento del codice di riferimento Iuv (identificativo univoco di versamento, ndr) direttamente dalla richiesta di pagamento; la notifica in tempo reale dell’avvenuto pagamento, ecc.

Forti di un know how maturato già al servizio di altri settori, molti provider hanno contribuito con il proprio apporto a questo peculiare aspetto della digitalizzazione del processo di pagamento in ambito Pa. Centrale resta il ruolo degli enti, che creano preventivamente la posizione debitoria che viene comunicata al Pos con i suoi dati fondamentali, e quello dei Psp, i Prestatori di servizi di pagamento, che rendono possibile la procedura di attivazione del pagamento stesso.

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