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Costi gestione POS: come ridurre le spese

18.09.2023

Come ridurre i costi di gestione del POS

18.09.2023

Costi gestione POS: come ridurre le spese

Negli ultimi anni, le imprese di tutti i settori, soprattutto i piccoli commercianti, si sono trovate a dover affrontare una sfida comune: come ridurre i costi di gestione senza compromettere la qualità dei pagamenti elettronici offerti attraverso il Point of Sale (POS), il dispositivo fisico che consente di effettuare transazioni sicure nei negozi.

Ridurre i costi di gestione del POS è possibile attraverso l’implementazione di soluzioni innovative e strategie intelligenti. La ricerca della soluzione più adatta, la manutenzione preventiva, il monitoraggio delle transazioni, l’integrazione con soluzioni di pagamento innovative e la formazione del personale sono solo alcune di quelle che le imprese possono adottare per massimizzare i profitti e migliorare l’efficienza operativa.

POS, il risparmio inizia dall’acquisto

Esistono diverse opzioni sul mercato per i sistemi POS, con caratteristiche e costi variabili. Effettuare una ricerca accurata e valutare le diverse soluzioni disponibili può aiutare a trovare quella più adatta alle esigenze specifiche del proprio negozio, riducendo i costi senza compromettere la qualità dei pagamenti elettronici. Le soluzioni basate su cloud, ad esempio, in alcuni casi risultano più convenienti rispetto a un sistema POS tradizionale. Bisogna considerare le funzionalità necessarie per il proprio business, evitando di investire in caratteristiche superflue che potrebbero aumentare i costi.

Una volta acquistato il POS, effettuare una regolare manutenzione preventiva e mantenerlo aggiornato con le ultime versioni del software può contribuire a ridurre i costi a lungo termine. Gli aggiornamenti possono migliorare la sicurezza e l’efficienza del sistema, evitando problemi futuri e riducendo i costi di assistenza tecnica. Alcuni fornitori di POS offrono servizi di assistenza remota, che possono essere più economici rispetto a interventi tecnici in loco.

Prima di sottoscrivere un contratto di servizio per il POS, è consigliabile negoziare le condizioni con il fornitore: la possibilità di ottenere sconti sui costi di manutenzione, tariffe di assistenza ridotte o pacchetti di servizi personalizzati in base alle esigenze specifiche del proprio business.

POS, ridurre i costi prevenendo le frodi

Implementare sistemi di monitoraggio avanzati per identificare e prevenire frodi e transazioni non autorizzate può sicuramente ridurre i costi associati a tali incidenti. Il POS, difatti, è in grado di verificare l’autenticità delle carte di pagamento attraverso la lettura del chip o della banda magnetica. I nuovi modelli possono accettare pagamenti contactless, che richiedono un’interazione fisica minima tra la carta e il dispositivo, riducendo il rischio di clonazione o di frodi basate su skimming dei dati delle carte. Inoltre, il monitoraggio delle vendite può permettere di individuare prodotti a bassa rotazione che possono essere eliminati dallo stock, riducendo i costi di acquisto e di stoccaggio.

Esplorare nuove soluzioni, come i digital wallet, ad esempio, può condurre a un’esperienza di pagamento più rapida ed efficiente, riducendo i costi di gestione del POS. Queste soluzioni tendono anche semplificare la contabilità e l’elaborazione delle transazioni, migliorando l’efficienza operativa complessiva dell’esercizio.

Più efficienza con l’integrazione dei sistemi aziendali e personale addestrato

L’integrazione del POS con altri sistemi aziendali, come la contabilità, l’inventario o il CRM, può semplificare la gestione e ridurre i costi operativi. L’automazione dei processi di back-office riduce il tempo e gli sforzi richiesti per le operazioni quotidiane

Inoltre, investire nella formazione del personale sul corretto utilizzo del POS e sulle procedure operative può ridurre gli errori umani e gli incidenti nel retail. Un personale ben addestrato sarà in grado di sfruttare appieno le funzionalità del POS, riducendo i tempi di transazione e migliorando l’efficienza complessiva.

Infine, è consigliabile effettuare una valutazione periodica dei costi associati alla gestione del POS e valutare se ci siano nuove opportunità di risparmio. Fra queste, la negoziazione di tariffe più convenienti con i fornitori, l’identificazione di servizi non necessari, fino alla ricerca di alternative più convenienti sul mercato.

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Perché è tempo di un Pos unico per tutti i buoni pasto

10/03/2026

Perché è tempo di un Pos unico per tutti i buoni pasto

30.08.2023

Perché è tempo di un Pos unico per tutti i buoni pasto

Per milioni di lavoratori, sia nel settore pubblico che privato, i buoni pasto fanno parte della routine quotidiana e rappresentano un benefit aziendale che semplifica la gestione della pausa pranzo.

Secondo i dati di Anseb, l’Associazione Nazionale Società Emettitrici di Buoni Pasto, attualmente in Italia “oltre il 40% dei lavoratori che pranzano fuori casa per motivi attinenti all’attività lavorativa usufruiscono del buono pasto quale titolo di legittimazione: le statistiche parlano di 2,6 milioni di lavoratori circa, suddivisi tra settore privato (1,7 milioni) e pubblico (900.000)”.

Sullo sviluppo di questi strumenti hanno inciso, come sottolinea l’Associazione, i vantaggi connessi all’eliminazione dei costi per allestire servizi mensa interni alle aziende, in particolare quelle medie e piccole, e i benefici fiscali che garantiscono l’esenzione dall’imposta sul reddito e dagli oneri contributivi fino a un ammontare giornaliero stabilito rispettivamente per i formati cartaceo ed elettronico.

I lavoratori negli esercizi convenzionati esercitano quindi il loro diritto a utilizzare i buoni pasto, mentre i titolari delle attività che li accettano possono successivamente ottenere dalle società che li emettono il corrispettivo che gli spetta.

Come funziona tecnicamente un POS unico per i buoni pasto

Dal punto di vista tecnico, un POS unico per i buoni pasto è un terminale abilitato a dialogare con le piattaforme dei diversi emettitori attraverso integrazioni software dedicate. Quando il cliente utilizza il ticket elettronico o digitale, il sistema verifica in tempo reale la validità del buono, l’importo disponibile e l’autorizzazione alla transazione.

Per l’esercente questo significa poter gestire più circuiti di buoni pasto con lo stesso dispositivo, senza dover installare hardware aggiuntivi o utilizzare terminali differenti per ogni emettitore. L’integrazione avviene infatti a livello software e consente di mantenere un flusso di pagamento simile a quello delle carte elettroniche tradizionali, riducendo tempi di cassa ed errori operativi.

POS unico buoni pasto: cosa significa per aziende e esercenti

Il concetto di POS unico per i buoni pasto nasce dall’esigenza di semplificare la gestione dei ticket elettronici nei punti vendita. In base alle evoluzioni normative introdotte dal Decreto Semplificazioni (art. 40-bis), gli esercenti devono poter accettare i buoni pasto elettronici di diversi emettitori attraverso un unico terminale POS, senza la necessità di installare dispositivi dedicati per ogni società emittente. Questo principio di interoperabilità consente di unificare l’esperienza di pagamento, ridurre la complessità operativa in cassa e rendere più efficiente la gestione delle transazioni legate ai ticket restaurant.

Nel tempo, grazie alle evoluzioni normative, alcune dinamiche connesse all’accettazione dei buoni pasto sono state semplificate, sia in termini di cumulabilità, inteso come utilizzo di più ticket in una stessa occasione, che di ampliamento delle tipologie di esercizi commerciali che li accettano.

Ma c’è voluto ancora più tempo per raggiungere un obiettivo auspicato da tutto il comparto: solo nel 2020, infatti, grazie alla trasformazione in legge del Decreto Semplificazioni, è stato stabilito che a prescindere dalla società emettitrice, i pubblici esercizi devono essere abilitati a leggere i buoni pasto elettronici su un medesimo dispositivo Pos.

I dipendenti e i titolari degli esercizi convenzionati si districano tra più apparecchi POS oltre a dover sostenere un maggior numero di spese per installazioni, commissioni, noleggio dei diversi lettori.

La possibilità di accettare i buoni pasto di diversi emettitori con lo stesso POS rappresenta un ulteriore tassello da aggiungere al quadro dei vantaggi complessivi del buono pasto elettronico. Anche dal punto di vista fiscale, infatti, il formato digitale continua a risultare più conveniente rispetto a quello cartaceo. La normativa vigente conferma per il 2026 l’esenzione fiscale fino a 8 euro al giorno per i buoni pasto elettronici, mentre per i ticket cartacei la soglia resta pari a 4 euro giornalieri. Questa differenza incentiva l’adozione delle soluzioni digitali sia da parte delle aziende sia da parte degli esercenti, favorendo al tempo stesso la diffusione di sistemi di pagamento integrati e più efficienti.

Come scegliere il provider del Pos buoni pasto

Ancora una volta, la semplificazione porta con sé delle scelte che gli esercenti devono compiere per cogliere le opportunità e tradurle in vantaggio ma anche in servizio per i clienti.

Come detto, dal punto di vista tecnologico, non servono più Pos per leggere i ticket dei singoli emettitori e al tempo stesso non serve un Pos specifico per i buoni pasto rispetto ad altri pagamenti che i clienti effettuano normalmente. Tuttavia, è chiaro che sarà un provider a occuparsi dell’abilitazione tecnica della funzionalità di accettazione dei buoni pasto sul Pos.

La scelta del Provider tecnologico è il primo step per accettare via Pos i buoni pasto in modalità elettronica (quindi sotto forma di card) o digitale (via app direttamente dal dispositivo mobile). La platea degli emettitori che l’esercente accetta può aumentare con il tempo, in caso di stipula di nuovi accordi, ma non ci saranno bisogno di aggiungere alcun hardware, proprio in virtù dell’unificazione dell’esperienza di accettazione.

Come in altri casi, è necessario fornire al cliente un’experience semplice, fluida, proprio come quella di un pagamento canonico, consentendo quindi l’accettazione del buono pasto alla cassa, come da canone, ma anche al tavolo o in mobilità.

E monitorare le transazioni anche in background per leggere i dati e capire sempre meglio come potenziare i servizi accessori.

Argentea ha realizzato la propria soluzione di accettazione del buono pasto elettronico che ha ampiamente diffuso nelle catene della GDO e con il suo modulo AMoneyPosUnico ha l’ambizione di raggiungere i ristoratori e tutti quei pubblici esercizi che nel mercato Retail oggi soffrono l’impossibilità di avere quel diritto che il “Decreto Semplificazioni” ha sancito come legale e necessario per i Retailer.

FAQ

Come si abilita un POS per accettare buoni pasto elettronici?

Per accettare i buoni pasto elettronici è necessario disporre di un POS compatibile e attivare l’abilitazione tramite un provider tecnologico o un partner di pagamento. L’integrazione avviene generalmente a livello software e consente al terminale di comunicare con le piattaforme degli emettitori.

Come si gestiscono i buoni pasto digitali da app o smartphone?

 I buoni pasto digitali vengono utilizzati tramite app dedicate sullo smartphone del cliente. Il POS legge il codice o il QR associato al ticket e verifica in tempo reale disponibilità e validità del buono prima di autorizzare la transazione.

Posso usare lo stesso POS per carte di credito e buoni pasto?

 Sì. I POS più evoluti consentono di gestire diverse modalità di pagamento – carte, wallet digitali e buoni pasto – tramite lo stesso terminale, semplificando l’infrastruttura di incasso del punto vendita.

Il POS unico buoni pasto è obbligatorio per legge?

La normativa non impone un modello tecnologico specifico, ma stabilisce il principio di interoperabilità tra emettitori: gli esercenti devono poter accettare i buoni pasto elettronici di diversi emettitori tramite un unico dispositivo POS.

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AMoneySplit, il conto al ristorante non è più un problema

10.08.2023

AMoneySplit, il conto al ristorante non è più un problema

10.08.2023

AMoneySplit, il conto al ristorante non è più un problema

“Cameriere, il conto!”. Dopo una bella serata al ristorante, arriva sempre questo momento e quando si è in più persone può essere l’occasione per sfoggiare i sentimenti più diversi: collaborazione, generosità, gratitudine. Occorre però essere tutti d’accordo. La prima regola, per i commensali, è quella di essere chiari e trasparenti fin dall’inizio: prima di ordinare, è importante stabilire come verranno suddivisi i costi. Questo eviterà malintesi e discussioni in seguito. Inoltre, eviterà inutili perdite di tempo al personale del locale, soprattutto ora che la maggior parte delle persone preferisce i pagamenti elettronici al contante.

L’avanzata dei pagamenti digitali

I pagamenti digitali nel settore della ristorazione sono in netta crescita: nel 2023 le transazioni sono aumentate del 44,4% rispetto all’anno precedente. Il valore dello scontrino medio cashless in Italia è 23,4 euro. Lo rivelano i dati dell’Osservatorio Caffè e Ristoranti Cashless 2023 di SumUp. Il 93% degli italiani dispone di uno strumento di pagamento digitale (carta, mobile, digital wallet, ecc.) e sono sempre di più coloro che ne fanno un uso regolare. Le carte di pagamento sono diffuse anche tra i turisti stranieri, primi fra tutti statunitensi, britannici e irlandesi. Otto transazioni su 10, infine, nel settore bar e ristorazione, avvengono in modalità contactless, un processo più rapido rispetto al pagamento con chip o PIN. In questo modo, il personale ha più tempo da dedicare ai clienti e inoltre, i terminali di pagamento possono essere configurati in modo da aggiungere anche le mance.

Davanti a un processo di trasformazione inevitabile, molti esercenti hanno deciso di utilizzare tutte le potenzialità offerte dagli strumenti di pagamento digitale: così, le pay-tech offrono, accanto ai tradizionali POS, soluzioni innovative, alcune delle quali sono tarate specificamente sulle esigenze degli esercizi di ristorazione.

Conto unico o conti separati? Argentea mette tutti d’accordo con AMoneySplit

Che si opti per il conto unico, saldato con una sola transazione, o per conti separati, suddivisi fra i vari commensali, Argentea ha la soluzione giusta: si chiama AMoneySplit.

Si tratta di un modulo della suite AMoney, il sistema che permette di gestire tutti i pagamenti, anche da remoto. AMoneySplit riesce a soddisfare tutte le possibili soluzioni richieste dai clienti, grazie a tre opzioni di pagamento:

  1. All – conto unico;
  2. Split – conto diviso equamente tra i commensali;
  3. Select – conti separati.

Quali sono i vantaggi di AMoneySplit? Si possono riassumere in poche parole: semplicità, velocità e sicurezza delle transazioni. Il modulo di Argentea, infatti, consente di:

  • chiudere più tavoli con la stessa transazione;
  • prevedere l’emissione di uno scontrino per ciascuna spesa;
  • accettare modalità diverse di pagamento per lo stesso tavolo;
  • ridurre l’uso del contante, contribuendo così a evitare errori nei conteggi.

Come funziona il sistema AMoneySplit

AMoneySplit è costituito da due componenti, una software e uno hardware. L’elemento principale di questo modulo Argentea è un terminale POS CB2 Contactless – dotato di un ampio schermo touch – sul quale è installato il software proprietario. Il terminale remoto rende semplici tutte le operazioni ad appannaggio del cliente, anche se svolte in autonomia.

Una delle comodità di AMoneySplit a vantaggio degli esercenti, infatti, è quella di semplificare la gestione del conto direttamente al tavolo. Tutto avviene in tre soli passaggi:

  • il personale di sala prepara il conto in cassa e lo invia al terminale mobile AMoneySplit;
  • al tavolo, il cliente può decidere la modalità di pagamento fra le tre disponibili (All, Split, o Select);
  • AMoneySplit definisce i pagamenti necessari per chiudere il conto ed emette uno scontrino per ciascuna transazione.

Pagare, e riscuotere, il conto al ristorante o al bar diventa quindi semplice, veloce e senza controversie, aggiungendo AMoneySplit alla suite AMoney.

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AMoney BP e AMoney BPE, la gestione dei buoni pasto firmata Argentea

03.08.2023

AMoney BP e AMoney BPE, la gestione dei buoni pasto firmata Argentea

03.08.2023

AMoney BP e AMoney BPE, la gestione dei buoni pasto firmata Argentea

I buoni pasto elettronici sono diventati sempre più popolari negli ultimi anni in Italia, grazie alla loro praticità e alla possibilità di essere utilizzati in molti punti di ristoro. Ma cosa sono esattamente? Sono a tutti gli effetti una forma di pagamento elettronico, che permette ai lavoratori di acquistare pasti presso locali convenzionati. Al contrario dei tradizionali buoni pasto cartacei, i buoni pasto elettronici possono essere utilizzati in modo più flessibile e assicurano una maggiore sicurezza. Attualmente, in Italia oltre il 40% dei lavoratori che pranza fuori casa per motivi attinenti all’attività lavorativa usufruisce del buono pasto: le statistiche parlano di circa 2,6 milioni di lavoratori. Gli esercizi convenzionati con i buoni pasto sono circa 170mila; nella quasi totalità si tratta di piccole e medie imprese.

 

Buoni pasto elettronici, un mercato da 3 miliardi

Secondo i dati di Ensab, l’associazione che rappresenta le principali società emittenti di buoni pasto elettronici in Italia (FIPE, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, Confcommercio), il mercato dei buoni pasto elettronici ha raggiunto in Italia un valore di 3 miliardi di euro.

A contribuire a questo successo sono senz’altro i benefici fiscali, che garantiscono l’esenzione dall’imposta sul reddito e dagli oneri contributivi fino a un ammontare giornaliero di 4 euro per il formato cartaceo e di 8 euro per i buoni pasto in forma elettronica.

I buoni pasto elettronici rappresentano una forma di incentivo per i dipendenti, ma a guadagnarci sono anche le aziende, che adottando questi strumenti possono beneficiare di un risparmio fiscale: i buoni pasto, infatti, sono esenti da tasse e contributi. I buoni pasto elettronici, poi, rappresentano un’alternativa concreta al pagamento in contanti, riducendo il rischio di frodi e semplificando la gestione delle spese aziendali.

Buoni pasto cartacei, la soluzione AMoney

Accettare i buoni pasto significa aumentare la propria clientela, ma potrebbe comportare anche un aumento del lavoro amministrativo. Argentea, società attiva dal 1985 nell’ambito dei pagamenti digitali e gestore di terminali certificato Bancomat, ha ideato la soluzione modulare AMoney per tutte le problematiche legate al retail. All’interno della suite, i moduli BP e BPE sono studiati appositamente per risolvere le complessità legate al mondo dei buoni pasto, cartacei ed elettronici. 

AMoneyBP

AMoneyBP è la soluzione di Argentea per la gestione dei buoni pasto cartacei che libera l’esercente dalla complessa gestione che prevede di conservarli e inviarli per poter ricevere il pagamento dall’emettitore. Il buono pasto dematerializzato è più sicuro, verificabile e rintracciabile in qualsiasi punto del processo.

AMoneyBP:

  • verifica il buono letto dallo scanner (azzerando i rischi di accettare buoni non validi);
  • dematerializza il buono pasto cartaceo direttamente in cassa;
  • si collega alle piattaforme dei principali emettitori
  • richiede un solo dispositivo per elaborare tutti i buoni pasto
  • offre un report costante online sui buoni pasto già accettati
  • certifica i dati delle transazioni e predispone sia la pre-fattura, sia la fattura verso l’emettitore.

AMoneyBPE

Abbiamo già detto che i buoni pasto elettronici sono una soluzione fiscalmente più vantaggiosa per le aziende. Ai retailer, però, esigono una gestione non lineare di tutto il processo, a partire dal punto cassa. AMoneyBPE è la soluzione che semplifica e rende più sicura la gestione dei buoni pasto elettronici:

  • legge la card del buono pasto direttamente con il dispositivo POS
  • collega la transazione di cassa con il sistema di pagamento (senza dover inserire gli importi manualmente)
  • permette di accettare i buoni pasto elettronici su tutte le casse del punto, ai tavoli o in mobilità
  • si integra con i più diffusi software dei registratori di cassa
  • visualizza tutte le transazioni con buoni pasto su uno stesso portale (AMoneyPortal), indipendentemente dagli emettitori
  • supporta anche la modalità di pagamento con codice OTP.

In conclusione, se i buoni pasto sono un vantaggio per le aziende e un benefit per i dipendenti che li utilizzano, non devono costituire un onere aggiuntivo per l’esercente.
Le soluzioni AMoneyBP e AMoneyBPE di Argentea assolvono perfettamente al compito di rendere la gestione dei buoni pasto semplice, veloce e sicura.

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Come è fatto il pos ideale per ristoranti nel 2023

01.08.2023

Come è fatto il pos ideale per ristoranti nel 2023

01.08.2023

Come è fatto il pos ideale per ristoranti nel 2023

Nell’immaginario dei consumatori, il Pos è lo strumento che ci attende alla cassa e che ci viene generalmente porto dal titolare o dal professionista presente al momento del pagamento e con cui il cliente interagisce limitatamente, tanto più nell’era contactless.

Non sempre, infatti, si ordinano piatti che hanno lo stesso costo e in tal caso separare i conti è una forma di rispetto e cortesia, anche se al tavolo ci sono solo due persone.

In altri casi, quando si è in tanti, parcellizzare il conto per differenze minime può rivelarsi eccessivo o poco elegante e si procede a una divisione “alla romana” che però può scontrarsi con un aspetto piuttosto rilevante: le diverse modalità con cui i singoli clienti scelgono di pagare. In un tempo ormai lontano, si procedeva infatti ad accumulare la somma totale, attraverso scambi di contante e piccoli equilibrismi, basati sulla fiducia comune e sulla promessa, al massimo, di restituire a stretto giro di posta qualche piccola differenza.

Ma parliamo del “mondo di prima”.

Il tema della gestione dei conti separati si innesta fortemente sulla grande evoluzione delle abitudini di pagamento che hanno portato milioni di persone, anche in un paese tradizionalmente legato al contante come l’Italia, a fare a meno del cash. Grazie anche all’accelerazione prodotta dal triennio pandemico, sempre più italiani scelgono di pagare senza mettere mano al portafoglio, utilizzando la carta di credito, di debito o prepagata per effettuare anche un comodo tap and go oppure affidandosi alle numerose applicazioni mobili per i pagamenti digitali, embeddate sui su dispositivi come smartphone e smartwatch.

Conti separati al ristorante significa experience migliore

Come confermano i dati, non solo i pagamenti cashless nella ristorazione incontrano sempre di più il favore del pubblico, ma si traducono anche in un maggior volume di spesa: secondo i dati dell’Osservatorio caffè e ristoranti 2022, i pagamenti in modalità contactless e comunque cashless hanno presentato un transato medio in crescita del 101% rispetto al 2021 e del 63% rispetto al 2019. Se i clienti hanno abbracciato con convinzione le nuove modalità di pagamento, per i gestori di bar e ristorante la sfida è offrire un servizio all’altezza delle nuove aspettative perché, nel mondo reale o virtuale, il pagamento rientra a pieno titolo nella customer experience complessiva, quell’insieme di dinamiche che, nel migliore dei casi, crea fedeltà e spinge la persona a tornare più volte in un arco di un tempo medio-lungo.

Chi si oppone alla richiesta dei clienti di ottenere conti separati, commette un grave errore di forma e di metodo e rischia di penalizzare la brand reputation del locale: a nessuno interessa perdere tempo, tanto più se il motivo è una scarsa digital confidence.

Tuttavia, se il problema dal punto di vista ideale non esiste – è giusto e doveroso concedere ai clienti di poter pagare separatamente in contanti o in digitale – all’atto pratico qualche valutazione va fatta per evitare che l’elaborazione di molteplici conti si trasformi in un momento critico soprattutto quando coincidono più situazioni avverse (locale troppo pieno nello stesso tempo, lentezza nell’emissione di fatture o scontrini a causa di connessione poco performante, errori del personale nella registrazione di ordinazioni che alterano il totale, ecc).

Gestione dei conti separati: cosa ti serve

Come in altri ambiti, la soluzione passa dalla tecnologia, dall’innovazione e dalle giuste scelte in ambito hardware e software.

Quali sono le caratteristiche irrinunciabili di un tool da utilizzare per gestire i conti in maniera fluida, snella e veloce? Un aspetto fondamentale è l’accettazione di diverse modalità di pagamento per lo stesso tavolo, per non far sentire nessuno a disagio o in difficoltà rispetto al metodo scelto.

Le opzioni di pagamento devono rispecchiare le casistiche reali (conto unico, conto equamente diviso, conti separati) e mettere a disposizione del cliente lo scontrino per ciascuna spesa.

Ma ancora più rilevante è la centralità del cliente nel processo di split payment: costui infatti deve restare al centro dell’esperienza proprio come in tutte le fasi del customer journey nel ristorante e non diventare subalterno alle possibilità tecnologiche o alle prassi del gestore.

Un tool che vuole fare la differenza deve quindi consentire al cliente/ai clienti di decidere le modalità di pagamento e di gestire al tavolo tutti i processi, senza inutili lungaggini alla cassa, luogo spesso scomodo e logisticamente di passaggio tra chi viene e chi va: il conto può essere preparato in cassa ma grazie al terminale mobile si possono evitare confusioni, sovrapposizioni, e code lunghe che risultano noiose dopo una serata piacevole.

Se la centralità del cliente è l’aspetto da non trascurare, la scelta di un modulo per i pagamenti deve fare la differenza anche per il personale: più la tecnologia è semplice, più gli utenti possono usarla da soli, con le stesse logiche intuitive e touch dei device di casa, più i dipendenti potranno mettere impiegare le loro energie per attività meno routinarie e a più alto valore aggiunto, generando quindi vantaggi tangibili per tutta l’organizzazione.

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Pagamenti elettronici: un must have per il tuo business

06.07.2023

Pagamenti elettronici: un must have per il tuo business

06.07.2023

Pagamenti elettronici: un must have per il tuo business

L’Italia è uno dei paesi a maggior crescita, nell’ultimo anno, per quanto riguarda i pagamenti elettronici: +33,6%. A certificarlo è l’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano, sui dati della BCE. I pagamenti digitali continuano a crescere, nel nostro Paese, sfiorando quota 400 miliardi di euro, a dimostrazione che la crisi pandemica ha cambiato strutturalmente le abitudini dei consumatori, i quali sempre più trovano questi mezzi comodi, veloci e sicuri.

Oggi appare impossibile, quindi, poterne farne a meno nel proprio esercizio commerciale.
E non soltanto perché offrire ai propri clienti la possibilità di pagare con strumenti elettronici è un obbligo di legge.

Il sorpasso dei pagamenti elettronici sul contante è vicino

Secondo una ricerca realizzata a maggio 2023 da Mastercard in collaborazione con AstraRicerche, le carte superano i contanti in termini di preferenza assoluta come futuro strumento di pagamento. Il 43,4% di Pmi ed esercenti è molto vicino ai temi di digitalizzazione e innovazione, mentre il 36,6% sente l’esigenza di accelerare la trasformazione digitale per stare al passo con i tempi e per ragioni di competizione. Attualmente, la stragrande maggioranza dei pagamenti elettronici avviene utilizzando carte e wallet (390 miliardi di euro), mentre i pagamenti basati su conto corrente e/o su conti di moneta elettronica non alimentati da carte concorrono solo per 7 miliardi di euro di transazioni.

Esistono molti motivi per cui un retailer deve offrire i pagamenti elettronici. L’offerta di queste opzioni di pagamento può migliorare l’esperienza di acquisto dei clienti, aumentare le vendite e la sicurezza delle transazioni.

Pagamenti elettronici, perché offrirli in 5 punti

Perché oggi chi si occupa di retail deve poter offrire ai propri clienti i pagamenti elettronici? Le ragioni principali possono essere così spiegate:

  1. Convenienza per i clienti: sempre più persone preferiscono pagare con carte di credito o di debito, o utilizzare servizi di pagamento online come PayPal, per la loro comodità e sicurezza. Offrire queste opzioni di pagamento ai clienti può quindi aumentare la soddisfazione dei clienti e migliorare l’esperienza di acquisto complessiva.
  2. Aumento delle vendite: offrire pagamenti elettronici contribuisce ad aumentare le vendite. I clienti che non hanno contanti a disposizione o che preferiscono non usarli possono comunque effettuare acquisti, aumentando il potenziale di guadagno del commerciante (ad es. in caso di un acquisto non preventivato).
  3. Sicurezza: l’uso di pagamenti elettronici aumenta la sicurezza delle transazioni commerciali. Le operazioni con carte di credito e di debito sono protette da protocolli di sicurezza avanzati, che riducono il rischio di frodi e di perdite finanziarie.
  4. Riduzione dei costi: l’uso di pagamenti elettronici può anche ridurre i costi per il retailer. Ad esempio, l’accettazione di pagamenti con carte di credito e di debito riduce i costi delle transazioni in contanti, mentre l’uso di servizi di pagamento online abbatte i costi di elaborazione.
  5. Competitività: offrire pagamenti elettronici può anche aumentare la competitività del retailer sul mercato. I clienti che si aspettano opzioni di pagamento convenienti e sicure sono sempre di più, e i commercianti che non offrono queste opzioni rischiano di perdere clienti a favore dei concorrenti che li adottano.

I pagamenti elettronici migliorano l’immagine dell’esercizio commerciale

Altri motivi che stanno portando a una sempre maggiore adozione dei pagamenti elettronici riguardano la possibilità di espandere il proprio mercato, ad esempio con l’ecommerce, effettuando vendite online e accettando pagamenti digitali da clienti in tutto il mondo.

I pagamenti elettronici offrono anche maggiore flessibilità per un esercizio commerciale: gli acquisti possono essere pagati anche tramite smartphone, tablet, o dispositivi indossabili.

In definitiva, dall’adozione dei pagamenti elettronici può sicuramente derivare un miglioramento dell’immagine aziendale: i clienti vedono l’offerta di diverse opzioni di pagamento come un segno di professionalità e affidabilità.

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Gestione dei buoni pasto elettronici: la guida completa

Gestione dei buoni pasto elettronici: la guida completa

06.07.2023

Buoni pasto elettronici: come gestirli al meglio

I buoni pasto elettronici sono un modo ormai molto diffuso per offrire ai dipendenti un beneficio in termini di welfare da parte delle aziende. Rispetto ai vecchi buoni pasto cartacei, quelli elettronici sono molto più pratici e comodi, e sono esenti da oneri fiscali e previdenziali; tuttavia, la loro gestione richiede comunque alcune attenzioni particolari.
Vediamo i 7 step per gestire al meglio i buoni pasto da erogare alle proprie risorse.

Step 1: Scegliere la tecnologia di gestione

La prima cosa da fare per gestire i buoni pasto elettronici è scegliere la tecnologia di gestione, passo apparentemente scontato ma in realtà non banale. Esistono diverse opzioni tra cui scegliere, come le carte prepagate o le app mobili, e la scelta dipende dalle esigenze della tua azienda e dei tuoi dipendenti. Ad esempio, se i tuoi dipendenti utilizzano molto i loro smartphone, potresti optare per un’app mobile.
Tutto nell’ottica di una miglior UX.

Step 2: Acquistare i buoni pasto elettronici

Una volta scelta la tecnologia di gestione, si passa all’acquisto. I buoni pasto elettronici possono essere acquistati direttamente dalle società che li emettono o attraverso intermediari.

Step 3: Distribuire i buoni pasto elettronici ai dipendenti

Dopo aver acquistato i buoni pasto elettronici, è necessario distribuirli ai dipendenti, insieme alla formazione adeguata all’utilizzo e alle normative che ne regolano l’uso. È importante trasmettere il messaggio che i buoni pasto non sono un benefit, ma una parte della retribuzione.

Step 4: Monitorare l’utilizzo dei buoni pasto elettronici

Per evitare frodi o abusi nell’utilizzo dei buoni pasto elettronici, fondamentale è monitorarne l’utilizzo. I dati di utilizzo sono interpretabili attraverso appositi software di gestione, e comprendono metriche relative al numero di utilizzi, alla frequenza di utilizzo e all’esercizio commerciale presso cui vengono usati.

Step 5: Ricaricare i buoni pasto elettronici

Quando i buoni pasto elettronici sono esauriti, va da sé che è necessario ricaricarli. Il tempismo è fondamentale: la ricarica deve avvenire secondo i tempi prestabiliti che permettano al dipendente un uso continuativo dei buoni.

Step 6: Gestire le scadenze dei buoni pasto elettronici

I buoni pasto elettronici hanno una scadenza, generalmente di un anno. Scadenza che è importante monitorare e che va gestita nel migliore dei modi lato dipendenti. Ad esempio, potresti inviar loro un promemoria qualche settimana prima della scadenza, o valutare un rinnovo della scadenza laddove la quantità accumulata fosse importante. Non sempre è possibile, ma quando lo è questo costituisce un plus agli occhi dei dipendenti.

Step 7: Fornire assistenza ai dipendenti

In caso di problemi o difficoltà nell’utilizzo dei buoni pasto elettronici, è importante fornire assistenza ai dipendenti. Oggi l’opportunità è ampia: si può considerare di strutturare una chatbot, un numero dedicato, un’assistenza online, addirittura un canale Telegram.

In conclusione, la gestione dei buoni pasto elettronici rappresenta una soluzione moderna e pratica per le aziende e i dipendenti. Grazie alla loro digitalizzazione, i buoni pasto diventano più facili da utilizzare e da gestire, riducendo i costi e i tempi di gestione. L’utilizzo consapevole di questi strumenti digitali consente anche di avere un maggiore controllo sull’utilizzo dei buoni pasto da parte dei dipendenti, evitando così eventuali abusi o sprechi. L’introduzione dei buoni pasto elettronici è un’opportunità per le aziende di dimostrare la tendenza ad adottare soluzioni innovative, migliorando così la propria immagine e reputazione.

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Buy Now Pay Later: guida al BNPL per chi vende – Argentea

Buy Now Pay Later: guida al BNPL per chi vende - Argentea

08.06.2023

BNPL: il Compra Ora Paga Dopo per chi vende

Buy Now Pay Later: cos’è? Come può essere sfruttato da chi vende? Una guida a un modello in forte ascesa

Buy Now Pay Later: compra ora, paghi dopo. O meglio, in rate mensili di uguale importo e senza interessi. È la grande novità di questi ultimi anni nell’eCommerce, uno dei servizi di pagamento innovativi che sta destando un interesse crescente tra i consumatori. Fiorito nel 2021, si è confermato anche nel 2022, contribuendo all’incremento generale dei pagamenti digitali. La percentuale di italiani che lo ha già utilizzato per uno o più acquisti online e/o in negozio è del 13%, ma si dice intenzionato a servirsene, in futuro, il 33%. Secondo le stime dell’Osservatorio Innovative Payments basate su dati dell’Osservatorio eCommerce B2c, nel 2022 le transazioni BNPL hanno raggiunto i 2,3 miliardi di euro, con una crescita del +253% rispetto al 2021! La maggior parte degli acquisti pagati con il BNPL (86%) sono stati effettuati su Internet.

Come funziona il Buy Now Pay Later?

Il Buy Now Pay Later (BNPL) è un servizio che permette di far pagare la merce, a chi acquista, a rate (di norma 3 o 4, ma Amazon arriva fino a 12) senza oneri aggiuntivi (se si rispettano le scadenze). L’addebito delle rate avviene in automatico, di norma ogni 30 giorni, sulla carta di credito o debito indicata al momento del pagamento, oppure tramite servizi innovativi di pagamento digitale, come Klarna o PayPal.

All’acquirente è richiesto un impegno a seguire un piano rateale a breve termine, versando la cifra dovuta nei tempi concordati, altrimenti possono scattare penali e commissioni. Per accedere al BNPL, chi acquista deve essere maggiorenne; per questo, oltre a fornire nome e cognome, deve indicare anche la data di nascita. Completano i dati, numero di telefono, indirizzo email e di fatturazione. Effettuata la registrazione, è necessario aprire un conto di pagamento legato all’account.

BNPL: il Compra Ora Paga Dopo per chi vende

Ecco i principali passi da compiere per aggiungere il Buy Now Pay Later alla propria piattaforma di eCommerce.

  • Scegli la piattaforma di Buy Now Pay Later: esamina le diverse opzioni disponibili e scegli quella che meglio si adatta alle tue esigenze e a quelle dei tuoi clienti.
  • Registrati come venditore: segui le istruzioni sul sito web della piattaforma scelta per registrarti come venditore. Potrebbe essere necessario fornire alcune informazioni sul tuo business, come ad esempio il sito web e i dati fiscali.
  • Integra la piattaforma nel tuo eCommerce: la maggior parte delle piattaforme di BNPL offre soluzioni di integrazione per i venditori online. Segui le istruzioni fornite per integrare la piattaforma nel tuo sito web eCommerce.
  • Comunica l’opzione di pagamento ai tuoi clienti: una volta che hai integrato la piattaforma di BNPL nel tuo sito web, assicurati di comunicare ai tuoi clienti che questa opzione è disponibile.

BNPL, rischi e vantaggi per i merchant

È importante sottolineare che ad assumersi il rischio del credito è il fornitore del servizio di pagamento, che versa l’intero importo dell’ordine fatto dal cliente al venditore (sia fisico che online) al momento dell’acquisto. I merchant possono quindi trarre vantaggio dall’adozione del BNPL incassando subito l’importo della vendita. Secondo una ricerca PayPlug, quelli che hanno attivato questo servizio nei loro store hanno registrato un incremento del 10% nelle vendite.

L’incertezza riguardo al quadro normativo è uno degli svantaggi; in Italia, difatti, al momento mancano norme dedicate. L’UE, comunque, sta rivedendo le regole della normativa sul credito al consumo, per estenderle anche al BNPL.

Le piattaforme Buy now pay later

I protagonisti del Buy Now Pay Later oggi sono Klarna (la prima a lanciare questo tipo di servizio), Affirm, Afterpay, PayPal, Revolut, N26, Curve, Monzo, Opyn, Scalapay, Square, Apple Pay (disponibile solo su iOS16), Revolut (che consente agli utenti consumer di suddividere il costo degli acquisti fino a 499 euro in tre rate), Billie, Resolve (spin-off di Affirm), Hokodo e Keo World.

Queste società di pagamento innovativo ricavano il loro guadagno da commissioni che il negozio paga su ogni transazione effettuata.

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L’esperienza vale (quasi) quanto il prodotto

21.12.2022

L’esperienza vale (quasi) quanto il prodotto

21.12.2022

L’esperienza vale (quasi) quanto il prodotto

Valori, integrità e fiducia nel brand incidono in misura sempre maggiore sulle decisioni d’acquisto

Per gli acquirenti, la relazione con il servizio clienti e l’assistenza è diventata fondamentale. Rispetto al periodo pre-pandemia, il 59% degli Italiani ha dichiarato di fare shopping in modo nuovo: lo attesta la quinta edizione del rapporto “State of the Connected Customer” redatto da Salesforce. L’87% degli intervistati sostiene che in tempi di cambiamento il valore della fiducia è ancora più importante.

La ricerca rileva che per l’89% dei consumatori  l’esperienza offerta da un’azienda è importante tanto quanto i suoi prodotti e servizi. E la percentuale sale tra la generazione dei Millenial, attestandosi al 92%. Di fatto, gli scambi tra clienti e brand sono diventati più vari e sostanziali. Il coinvolgimento è “digital-first”, ma oggi le aziende puntano a integrare i dati delle interazione online e offline per fornire un’esperienza il più possibile personalizzata.

Data la grande quantità di informazioni che vengono raccolte nel corso delle interazioni, il 73% dei consumatori dà per scontato che le aziende valutino con attenzione le loro esigenze individuali. Si tratta, però, di un rapporto di fiducia, ancora, molto da conquistare. I dati infatti dicono che l’83% dei consumatori italiani nell’ultimo anno ha cambiato brand per i propri acquisti e che soltanto il 43% ha dichiarato di fidarsi delle ditte dove effettua compere.

In particolare, nei prossimi tre anni il 59% degli Italiani si aspetta di fare più ricorso ai metodi di pagamento contactless, mentre il 52% prevede di fare più acquisti tramite i social media. Un discorso percentualmente ancora più elevato per i Millenial (56%) e la GenZ (61%).

Per soddisfare queste aspettative, diverse realtà hanno scelto di rivolgersi a soluzioni digitali. In momenti come questo, fatti di transizione e cambiamento, dare una risposta alle esigenze dei clienti è basilare. Analizzando i bisogni dei consumatori si possono aumentare le vendite, investire nei servizi di assistenza e costruire con chi acquista un rapporto fondato sulla reale fiducia.

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Cybersecurity? Nell’e-commerce è una priorità

21.12.2022

Cybersecurity? Nell’e-commerce è una priorità

21.12.2022

Cybersecurity? Nell’e-commerce è una priorità

Una ricerca evidenzia che i merchant sono consapevoli dei rischi informatici e vogliono proteggersi

La sicurezza digitale prima di tutto.  In Italia 2 operatori dell’e-commerce su 5, il 44%, dichiarano di essere stati vittima di almeno un cyber attacco dal momento in cui hanno aperto il loro e-store. È quanto emerge da una ricerca condotta da Prestashop, che evidenzia come i merchant italiani siano in buona parte consapevoli dei rischi digitali e considerino prioritario investire nella cybersecurity.

L’indagine mette in luce che un terzo degli operatori e-commerce intende impiegare risorse economiche per mettersi al riparo dagli attacchi digitali. In molti vorrebbero affrontare le insidie cyber internamente, ma i budget limitati e l’assenza di competenze portano 8 merchant su 10 a optare per l’esternalizzazione dei servizi di protezione e sicurezza.

Fortunatamente, per la maggior parte degli operatori e-commerce italiani, le perdite finanziarie dovute agli attacchi cyber non sono state ingenti. Tuttavia, diversi hanno scelto di difendersi tramite la protezione dei pagamenti (100%), la creazione di backup (80%) e la tutela dei dati personali (80%). In generale, tutti puntano a soluzioni di cybersecurity che non incidano sulla semplicità e la fruibilità dell’esperienza di acquisto.

Gli assalti cyber affrontati dai merchant italiani hanno riguardato bot dannosi, attacchi ai server DNS, DDoS e SQL, injection, ransomware e uso fraudolento del nome del dominio. Soltanto 1 attacco su 4 ha richiesto più di un’azione per essere risolto. Rispetto al resto del mondo, dove il 20% degli attacchi informatici vengono risolti in meno di un’ora, in Italia nessun danno è stato risolto in questo tempo: il 25% ha impiegato mezza giornata, un altro 25% quasi una settimana per eliminare i danni.

Quali le soluzioni approntate? Il 50% dei merchant italiani ha scelto di installare le patch di sicurezza mancanti, mentre il 25% ha deciso di reinstallare il backup. Non sono stati pagati riscatti per fermare il cyber attacco, così da non incentivare ulteriori azioni fraudolente.

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