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Come funzionano i buoni pasto per chi ha un ristorante

28/04/2026

Come funzionano i buoni pasto per chi ha un ristorante

I ristoranti rappresentano l’ultimo anello operativo dell’ecosistema dei buoni pasto, insieme a emettitori, aziende e utenti finali. Accettare i buoni pasto consente di intercettare una clientela più ampia e ricorrente, in particolare nella pausa pranzo. La gestione varia in base alla tipologia di buono: cartaceo o elettronico, con modalità di incasso e rendicontazione differenti. I buoni pasto non prevedono pagamento in denaro né conversione del valore facciale. Commissioni e tempi di rimborso incidono sulla gestione finanziaria e vanno monitorati con attenzione. L’adozione di tecnologie dedicate semplifica i processi di cassa, rendicontazione e controllo del transato.

I ristoranti costituiscono l’ultimo miglio dell’ecosistema dei buoni pasto che, come ben noto, annovera più attori. Le società emittenti, i datori di lavori, gli utenti finali e naturalmente la rete di ristoranti, bar ed esercizi convenzionati che svolgono un ruolo rilevante affinché questo benefit sprigioni il suo reale valore.

Il funzionamento di questa catena non è complicato: i lavoratori ottengono i buoni dall’azienda che li distribuisce dopo averli comprati da società emettitrici che promuovono e vendono il servizio. Il lavoratore riceve di fatto la prestazione di mensa sotto questa forma sostitutiva, nell’esercizio convenzionato che preferisce.

I ristoranti hanno più di un vantaggio nell’accettarli, come ampliamento e fidelizzazione della clientela ma anche servizi che nascono dalle sinergie con le società che li emettono. Non c’è dubbio che, sul piano gestionale, si tratti di altro lavoro. C’è poi anche un tema di commissioni, degno di approfondimento come hanno dimostrato negli ultimi anni polemiche, richieste e aspettative avanzate dalle Federazioni di settore. Tuttavia, non incide sulla dinamica routinaria che porta a gestire e archiviare la pratica “sul campo”.

Posto che di base è vietata qualsiasi pagamento in denaro come conversione del valore facciale del buono, come funziona allora il buono pasto per chi ha il ristorante? Le distinzioni dipendono anche dalle tipologie di buoni che il consumatore utilizza.

Buoni pasto cartacei: gestione e incasso       

Nel caso dei buoni cartacei, i ristoranti erano tenuti a conservare e conteggiare i buoni che ricevevano nel mese, naturalmente prestando attenzione a tutti gli aspetti che ne garantivano la validità. La conservazione dei buoni è fondamentale per emettere la fattura alla società emettitrice al fine di ottenere quanto spetta, quindi il saldo (l’emissione dello scontrino avviene contemporaneamente all’accettazione del ticket, ma l’incasso no).

La sfida di una corretta gestione del buono cartaceo non deve però tradursi in uno stress sul fronte della gestione amministrativa che potrebbe spingere l’esercente a rinunciarci facendo qualche ragionamento di troppo. Perché, se è vero che alcune dinamiche non sono cambiate, su altri aspetti si può intervenire, come dimostra il software di Argentea AMoney BP.

La soluzione del provider italiano consente in primis di dematerializzare il buono cartaceo in cassa, avvenuta la scansione per verificarne la validità. Viene meno il rischio di perdere i tagliandi o di danneggiarli con potenziali perdite economiche. La mole di buoni che oggi giorno viene dematerializzata grazie a questo modulo, collegato alle piattaforme dei principali emittenti, si può controllare grazie al report online che si aggiorna costantemente. AMoney BP inoltre predispone la pre-fattura e la fattura finale da inviare all’emettitore.

Buoni pasto elettronici: vantaggi e strumenti per i ristoratori

La gestione dei buoni pasto, soprattutto in contesti dove convivono più emettitori e diverse tipologie di ticket, richiede strumenti in grado di semplificare i processi senza appesantire il lavoro in cassa. In questo ambito si collocano le soluzioni AMoney BP e AMoney BPE di Argentea, progettate per rispondere a esigenze operative differenti ma complementari. AMoney BP è pensata per la gestione dei buoni cartacei, consentendo la loro dematerializzazione direttamente in cassa attraverso la scansione e la verifica di validità, con un impatto diretto sulla riduzione degli errori e sulla sicurezza amministrativa.

AMoney BPE, invece, è orientata alla gestione dei buoni elettronici e supporta l’accettazione dei ticket su tutta la barriera casse, al tavolo e in mobilità, integrandosi con i principali software di cassa e abilitando modalità evolute come il pagamento tramite codice OTP. Entrambe le soluzioni convergono su AMoney Portal, una dashboard centralizzata che offre all’esercente una visione completa del transato, suddiviso per emettitore, punto cassa e punto vendita. In uno scenario in cui la scelta di accettare i buoni pasto passa sempre più da valutazioni gestionali e di efficienza, la disponibilità di strumenti tecnologici strutturati diventa un elemento chiave per governare la complessità senza rinunciare al servizio.

In un’era dove l’accettazione dei buoni pasto è una scelta non scontata, che si fa valutando più aspetti, compresi quelli gestionali, la scelta della giusta tecnologia rappresenta uno step fondamentale per decidere di fare parte, o meno, della partita.

Occhio anche al fattore “utenza”. Il ristorante che accetta i buoni pasto arriva potenzialmente a una clientela più grande ma è pur vero che la concorrenza su questo fronte non manca. Se le operazioni in cassa risultano semplici e fluide, l’utenza preferirà un locale a un altro presente nei paraggi. Sul medio periodo, la frequenza con cui i buoni vengono utilizzati favorisce dinamiche di fidelizzazione, soprattutto se l’esperienza in cassa risulta semplice e fluida. In un contesto competitivo, dove l’offerta di ristorazione è ampia e differenziata, l’accettazione dei buoni pasto può quindi diventare un fattore abilitante per consolidare la presenza sul territorio e rafforzare il rapporto con una clientela abituale, senza snaturare il modello di servizio del locale.

Commissioni e tempi di rimborso: cosa sapere

Accettare i buoni pasto comporta per il ristoratore una serie di valutazioni che vanno oltre il semplice momento dell’incasso. Tra queste, le commissioni applicate dalle società emettitrici e i tempi di rimborso rappresentano due elementi centrali nella gestione economica quotidiana. Le commissioni possono variare in base all’emettitore, agli accordi contrattuali e alla tipologia di buono, incidendo in modo diverso sui margini del singolo esercizio.

A questo si aggiunge il tema della liquidità: a differenza dei pagamenti elettronici tradizionali, l’incasso dei buoni non è immediato e avviene solo dopo la rendicontazione e la fatturazione verso l’emettitore, con tempi che possono estendersi anche a diverse settimane.

Per l’esercente è quindi fondamentale avere piena visibilità sul transato, distinguere correttamente le operazioni per emettitore e monitorare lo stato dei rimborsi, così da evitare squilibri nella gestione finanziaria. In questo contesto, una gestione strutturata dei flussi legati ai buoni pasto non è solo una questione amministrativa, ma una componente essenziale per mantenere sotto controllo costi, tempi e sostenibilità complessiva del servizio.

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Gestione dei pagamenti: come ridurre complessità e inefficienze in negozio

26/05/2026

Gestione dei pagamenti: come ridurre complessità e inefficienze in negozio

26/05/2026

Dal contante al contactless: come preparare il tuo negozio al futuro cashless

La complessità nella gestione dei pagamenti nasce dalla frammentazione dei flussi. Accettare più metodi non significa gestire meglio la cassa. Inefficienze operative si generano in passaggi manuali e sistemi non coordinati. Un modello integrato riduce errori, tempi di attesa e perdita di controllo. Il POS può diventare uno strumento di governo dei pagamenti, non solo di incasso.

Nel negozio contemporaneo, la gestione dei pagamenti è diventata progressivamente più articolata. Carte contactless, wallet digitali, buoni pasto elettronici, coupon, gift card e metodi alternativi convivono nella quotidianità operativa, aumentando le possibilità di incasso ma anche la complessità dei flussi.

Il problema non è l’evoluzione digitale in sé. La moltiplicazione delle opzioni risponde a un’esigenza reale dei clienti e rappresenta un’opportunità per il punto vendita. La criticità emerge quando questi strumenti vengono introdotti nel tempo senza un disegno coerente, generando una gestione frammentata. In questo scenario, la cassa diventa il punto in cui si accumulano inefficienze, rallentamenti e passaggi manuali non necessari.

Ridurre la complessità nella gestione dei pagamenti non significa limitare le opzioni offerte al cliente, ma organizzare i flussi in modo più strutturato.

La complessità non nasce dal digitale, ma dalla frammentazione

Negli ultimi anni l’evoluzione verso i pagamenti cashless ha trasformato la gestione della cassa. Tuttavia, la tecnologia tende a semplificare quando è integrata in modo coerente. Le difficoltà nascono dalla stratificazione: nuove soluzioni aggiunte a sistemi esistenti senza una revisione complessiva del modello operativo.

Un negozio può accettare carte, wallet, ticket elettronici e strumenti di fidelizzazione, ma se ognuno di questi segue una logica distinta, con procedure diverse e strumenti separati, l’efficienza diminuisce. L’operatore deve adattarsi continuamente a flussi differenti, mentre il cliente percepisce rallentamenti nei momenti di pagamento.

È lo stesso principio che emerge quando si analizza il tema dei pagamenti integrati nel punto vendita: la disponibilità delle opzioni non basta se manca un coordinamento strutturato.

Dove si generano inefficienze nella gestione dei pagamenti

Le inefficienze raramente sono evidenti a prima vista. Si manifestano in piccoli passaggi quotidiani che, sommati, producono un impatto significativo.

Un esempio riguarda la gestione dei ticket elettronici. Se il riconoscimento dei circuiti e l’autorizzazione del pagamento non sono integrati direttamente nel flusso di cassa, l’operatore deve intervenire manualmente, aumentando tempi e possibilità di errore.

Un altro caso riguarda la gestione di più conti correnti o canali di incasso. Senza un modello coordinato, la suddivisione dei flussi può generare controlli manuali aggiuntivi, come evidenziato anche nel tema del POS multibanca.

Nel tempo, queste inefficienze incidono non solo sull’operatività, ma anche sulla qualità del servizio e sulla percezione complessiva del negozio.

Perché accettare più metodi non significa gestire meglio

Offrire numerose modalità di pagamento è diventato uno standard. Tuttavia, la disponibilità di più opzioni non equivale automaticamente a una gestione efficace.

La differenza sta nell’integrazione. Se ogni nuovo metodo viene aggiunto come elemento autonomo, il sistema diventa più complesso. L’operatore deve ricordare procedure diverse, il cliente può incontrare tempi di attesa variabili e la gestione amministrativa richiede controlli aggiuntivi.

Lo stesso accade con servizi di fidelizzazione o promozionali. La gestione di coupon digitali direttamente in cassa o di gift card può diventare un vantaggio solo se integrata nel flusso di pagamento, non se trattata come un’eccezione operativa.

Cosa significa davvero semplificare la gestione dei pagamenti

Semplificare non significa ridurre le funzionalità. Significa ridurre le discontinuità.

Un sistema di gestione dei pagamenti efficace è quello in cui i flussi sono coordinati, i passaggi manuali sono limitati e il controllo è centralizzato. La cassa diventa un punto di convergenza ordinato, in cui ogni modalità di pagamento viene trattata secondo logiche coerenti.

L’evoluzione verso un POS multifunzione nasce proprio dall’esigenza di concentrare più servizi in un unico punto operativo, evitando la proliferazione di strumenti separati.

Il ruolo del POS come piattaforma di governo

In questo contesto, il POS assume un ruolo diverso rispetto al passato. Non è più solo un terminale di incasso, ma il nodo attraverso cui transitano pagamenti e servizi.

Quando progettato come piattaforma integrata, consente di centralizzare la gestione delle diverse modalità di pagamento, dei buoni pasto elettronici e degli strumenti di fidelizzazione, riducendo la frammentazione operativa.

Questo modello è coerente con l’approccio di ecosistemi come AMoney Suite, che integra pagamenti, ticket, loyalty e strumenti di controllo in un’unica architettura operativa.

Quando è il momento di ripensare la gestione dei pagamenti

Non sempre le inefficienze sono immediatamente evidenti. Tuttavia, esistono segnali ricorrenti: aumento dei tempi in cassa, difficoltà nel gestire nuovi servizi, necessità di controlli manuali frequenti o scarsa visibilità sui flussi.

Anche la crescita dei volumi o l’introduzione di nuove modalità di pagamento possono mettere sotto pressione un sistema nato in un contesto più semplice.

Ripensare la gestione dei pagamenti significa analizzare l’intero processo e valutarne la coerenza. Non si tratta di cambiare tecnologia in modo episodico, ma di costruire un modello integrato che riduca complessità e inefficienze nel tempo.

Perché la gestione dei pagamenti è diventata più complessa?

Perché nel tempo si sono aggiunti nuovi metodi – contactless, wallet, ticket elettronici, coupon – spesso integrati senza una revisione complessiva del modello operativo. Questo genera frammentazione e passaggi manuali.

Accettare più metodi di pagamento è sempre un vantaggio?

Sì, ma solo se sono integrati in un flusso coerente. Senza coordinamento, l’aumento delle opzioni può rallentare la cassa e aumentare il rischio di errore, come evidenziato anche nel tema dei pagamenti integrati nel punto vendita.

Dove si generano le inefficienze operative?

Nei doppi inserimenti, nella gestione separata di buoni pasto e metodi alternativi, o nella mancanza di visibilità centralizzata. La gestione dei ticket elettronici direttamente in cassa è un esempio concreto di quanto l’integrazione sia decisiva.

Qual è il ruolo del POS nella semplificazione?

Un POS progettato come piattaforma consente di centralizzare pagamenti e servizi. L’evoluzione verso il POS multifunzione nasce proprio dall’esigenza di ridurre frammentazione e stratificazione di strumenti.

Quando è il momento di rivedere il sistema?

Quando aumentano i tempi in cassa, crescono i volumi digitali o la gestione dei flussi su più conti diventa complessa, come nel caso del POS multibanca.

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Dal contante al contactless: come preparare il tuo negozio al futuro cashless

26/05/2026

Dal contante al contactless: come preparare il tuo negozio al futuro cashless

26/05/2026

Dal contante al contactless: come preparare il tuo negozio al futuro cashless

Il passaggio dal contante ai pagamenti cashless non è più una previsione né un tema legato solo all’innovazione tecnologica. Nel 2026 è una realtà quotidiana che incide direttamente sulla gestione della cassa, sui tempi di servizio e sull’esperienza complessiva del cliente. Carte contactless, wallet digitali e sistemi di pagamento alternativi fanno ormai parte delle aspettative di chi entra in negozio.

Questo cambiamento è confermato anche dai dati di mercato. Secondo un’analisi di Mordor Intelligence, il mercato dei pagamenti in Italia vale 15,45 miliardi di dollari nel 2026 e si prevede che raggiunga 21,09 miliardi di dollari entro il 2031, con un tasso di crescita annuo composto del 6,42%. Una crescita sostenuta dal progressivo abbandono del contante, dagli obblighi di pagamento istantaneo, dagli incentivi fiscali per i punti vendita e da flussi turistici in forte aumento. Nello stesso contesto, l’adozione del contactless ha superato il 70% delle transazioni alle casse fisiche, mentre nei canali digitali l’autenticazione semplificata riduce drasticamente le frizioni nel pagamento.

In questo scenario, la vera domanda per esercenti e retailer non è se accettare i pagamenti digitali, ma quanto il punto vendita sia pronto a gestirli in modo efficiente, mantenendo controllo operativo e semplicità in cassa. Prepararsi al futuro cashless significa quindi ripensare l’organizzazione dei pagamenti come parte integrante della gestione quotidiana.

Il cashless non è il futuro: è già il presente della cassa

Negli ultimi anni l’utilizzo del contante ha lasciato sempre più spazio a carte, pagamenti contactless e soluzioni digitali. Questo cambiamento non riguarda solo le grandi città o le nuove generazioni, ma interessa trasversalmente retail, bar e ristorazione. Il cliente si aspetta di poter pagare in modo rapido, indipendentemente dall’importo o dal contesto.

Per il punto vendita, questa evoluzione ha un impatto diretto sull’operatività. Ogni metodo di pagamento in più che passa dalla cassa richiede processi chiari, tempi rapidi e personale in grado di gestirlo senza incertezze. Il cashless, quindi, non è solo una questione di modernità, ma di organizzazione quotidiana.

Perché il vero problema non è accettare i pagamenti, ma gestirli

Accettare pagamenti digitali oggi è relativamente semplice. Il vero nodo emerge quando i metodi di pagamento si moltiplicano e la loro gestione diventa frammentata. Carte, contactless, wallet e sistemi alternativi rischiano di tradursi in flussi separati, strumenti diversi e procedure poco coordinate.

Questa frammentazione introduce complessità operative spesso sottovalutate: rallentamenti in cassa, maggiore probabilità di errore e difficoltà nel mantenere una visione chiara dei flussi di incasso. Il problema, quindi, non è tecnologico, ma organizzativo. Governare il cashless richiede un modello di gestione integrato, non una semplice somma di soluzioni.

Contactless, wallet e pagamenti alternativi: cosa cambia davvero in negozio

L’adozione di pagamenti contactless e wallet digitali ha reso il momento del pagamento più veloce e fluido dal punto di vista del cliente. Tuttavia, perché questo vantaggio si traduca in un beneficio reale anche per l’esercente, è necessario che i flussi in cassa siano ben strutturati.

Quando il pagamento diventa rapido ma la gestione interna resta complessa, il rischio è quello di spostare il problema a valle. Al contrario, un’organizzazione chiara consente di sfruttare appieno il potenziale del cashless: riduzione delle attese, maggiore rotazione in cassa e un’esperienza coerente che rafforza la percezione di efficienza del punto vendita.

 

Preparare la cassa al cashless: il ruolo del POS come centro di controllo

In un contesto sempre più cashless, il POS assume un ruolo centrale. Non è più solo il punto di incasso, ma il centro di controllo di tutti i flussi di pagamento. È qui che convergono carte, contactless, wallet e sistemi alternativi, ed è qui che si gioca la capacità del punto vendita di mantenere ordine e continuità operativa.

Un POS pensato come piattaforma consente di integrare i diversi metodi di pagamento all’interno di un unico processo. Questo approccio semplifica il lavoro del personale, riduce i passaggi manuali e permette all’esercente di avere una visione più chiara di ciò che accade in cassa, anche nei momenti di maggiore affluenza.

L’approccio Argentea al cashless: AMoney Suite e pagamenti integrati

È in questo contesto che si inserisce l’approccio Argentea al mondo cashless. AMoney Suite rappresenta la base di un modello integrato che consente di gestire pagamenti, promozioni e servizi di fidelizzazione all’interno di un’unica soluzione.

All’interno della suite, AMoneyPay permette di accettare un’ampia varietà di metodi di pagamento: carte tradizionali e contactless, ma anche sistemi alternativi come Satispay, BancomatPay, Alipay, AmazonPay, Tinaba e WeChatPay. Tutto viene gestito attraverso lo stesso flusso operativo, senza introdurre strumenti separati o procedure differenti in cassa.

Questo approccio consente di preparare il negozio al cashless senza complicarne la gestione, mantenendo coerenza e semplicità operativa anche quando i metodi di pagamento aumentano.

 

Efficienza, controllo e dati: perché il cashless va governato

Prepararsi al cashless non significa solo accettare nuovi pagamenti, ma anche governarli nel tempo. Avere visibilità sulle transazioni, comprendere i flussi e analizzare i dati diventa fondamentale per prendere decisioni più consapevoli.

In questo senso, AMoneyPortal offre una piattaforma per la gestione remota e l’analisi delle transazioni. L’esercente può monitorare l’andamento dei pagamenti digitali, mantenere il controllo operativo e ridurre interventi manuali in cassa. Il dato diventa così uno strumento di supporto alla gestione, non un elemento separato dal lavoro quotidiano.

Quando è il momento giusto per prepararsi davvero al cashless

Il momento giusto per prepararsi al cashless arriva quando i pagamenti digitali diventano predominanti rispetto al contante e la gestione in cassa inizia a mostrare segni di complessità. Rallentamenti, difficoltà di controllo o procedure poco fluide sono segnali chiari che il modello attuale va ripensato.

In questi casi, adottare una soluzione integrata come AMoney Suite significa scegliere un sistema progettato per evolvere nel tempo, senza introdurre nuove complessità. È una scelta che guarda alla sostenibilità operativa del punto vendita, non solo all’adozione di una tecnologia.

Il futuro cashless non richiede più strumenti, ma un modello di gestione più semplice e integrato. Preparare oggi il negozio significa organizzare la cassa in modo da accogliere l’evoluzione dei pagamenti senza perdere controllo, efficienza e qualità del servizio.

Le soluzioni Argentea, attraverso AMoney Suite, AMoneyPay e AMoneyPortal, permettono di affrontare questa transizione in modo strutturato, trasformando il cashless da sfida operativa a opportunità concreta per il punto vendita.

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POS WiFi: connettività e incassi fluidi per ogni contesto

19.05.2026

POS WiFi: connettività e incassi fluidi per ogni contesto

Nel mondo dei pagamenti digitali la velocità e l’affidabilità della connessione sono diventate elementi centrali per l’esperienza di pagamento. Nel punto vendita fisico, così come in contesti mobili o temporanei, la capacità di elaborare transazioni in modo rapido e stabile incide direttamente sulla qualità del servizio e sull’efficienza operativa. 

È in questo scenario che il POS WiFi si afferma come una delle soluzioni più versatili per la gestione dei pagamenti elettronici. Grazie alla connessione wireless, questi dispositivi consentono di accettare pagamenti con carte, smartphone e wallet digitali senza la necessità di cablaggi o connessioni fisse. 

Per esercenti, retailer e attività in mobilità, il POS WiFi rappresenta oggi uno strumento capace di garantire incassi fluidi, flessibilità operativa e integrazione con i moderni sistemi di pagamento. 

Cos’è un POS WiFi e come funziona 

Un POS WiFi è un terminale di pagamento elettronico che si connette alla rete tramite connessione wireless, utilizzando la rete WiFi del punto vendita o di un’infrastruttura locale. 

A differenza dei POS tradizionali collegati tramite linea telefonica o cavo Ethernet, il POS WiFi consente di effettuare transazioni in modo più flessibile, mantenendo al tempo stesso elevati standard di sicurezza e velocità. 

Il funzionamento è semplice: 

  1. il dispositivo si connette alla rete WiFi disponibile 
  2. il pagamento viene autorizzato attraverso i circuiti bancari 
  3. la transazione viene elaborata in tempo reale 
  4. il cliente riceve conferma dell’avvenuto pagamento 

Questa modalità permette di gestire i pagamenti direttamente dove avviene la vendita, senza la necessità di un punto cassa fisso. 

Perché sempre più attività scelgono un POS WiFi 

Negli ultimi anni il mercato dei pagamenti digitali ha registrato una crescita significativa.  

I dati dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano confermano la crescita del cashless: nel primo semestre 2025 i pagamenti con carta hanno raggiunto 236 miliardi di euro, +6% su base annua, spinti soprattutto dalla diffusione dei pagamenti contactless e dei wallet digitali. 

In questo contesto, la possibilità di accettare pagamenti in modo rapido e senza vincoli fisici diventa un fattore competitivo per molte attività. 

Il POS WiFi risponde a questa esigenza offrendo mobilità, rapidità e semplicità di utilizzo. 

Maggiore libertà operativa 

Uno dei principali vantaggi del POS WiFi è la possibilità di effettuare pagamenti direttamente nel luogo in cui avviene la vendita. 

Questo significa, ad esempio: 

  • portare il terminale al tavolo del cliente in un ristorante 
  • gestire pagamenti in corsia in un negozio 
  • accettare transazioni durante eventi o fiere 
  • lavorare in contesti temporanei o stagionali 

La mobilità del dispositivo consente di rendere il processo di pagamento più naturale e meno vincolato alla presenza di una cassa fissa. 

Esperienza di pagamento più fluida 

Il momento del pagamento è uno dei passaggi più delicati dell’esperienza di acquisto. 

Un POS WiFi consente di velocizzare le transazioni e ridurre i tempi di attesa, migliorando la percezione del servizio da parte dei clienti. 

Grazie al supporto per i principali metodi di pagamento digitali, questi dispositivi permettono di accettare: 

  • carte di credito e debito 
  • pagamenti contactless 
  • wallet digitali come Apple Pay o Google Pay 
  • carte virtuali su smartphone 

La possibilità di gestire diverse modalità di pagamento con un unico terminale contribuisce a rendere l’esperienza di acquisto più semplice e immediata. 

POS WiFi e mobilità: una soluzione ideale per molti settori 

La flessibilità del POS WiFi lo rende particolarmente adatto a contesti in cui il pagamento non avviene necessariamente in un punto cassa tradizionale. 

Tra i settori in cui questa tecnologia trova maggiore applicazione troviamo: 

  • Ristorazione 
    Il personale può portare il terminale direttamente al tavolo del cliente, evitando spostamenti alla cassa e velocizzando il servizio. 
  • Retail 
    Nei negozi, il POS WiFi può essere utilizzato per gestire pagamenti direttamente in reparto o in situazioni di forte affluenza. 
  • Eventi e fiere 
    Stand temporanei, mercati e manifestazioni possono accettare pagamenti digitali senza installazioni complesse. 
  • Servizi in mobilità 
    Professionisti e operatori che lavorano fuori sede possono accettare pagamenti ovunque sia disponibile una rete WiFi. 

L’importanza dell’integrazione con i sistemi di pagamento 

Oggi il valore di un terminale POS non dipende solo dalla capacità di elaborare una transazione, ma anche dalla sua integrazione con l’ecosistema digitale del punto vendita. 

Un POS WiFi integrato con sistemi di cassa digitale e piattaforme di gestione dei pagamenti consente di ottenere vantaggi concreti: 

  • sincronizzazione delle transazioni con il sistema di vendita 
  • riconciliazione automatica degli incassi 
  • maggiore controllo sui flussi di pagamento 
  • semplificazione delle operazioni amministrative 

Soluzioni sviluppate da realtà specializzate nei pagamenti digitali, come Argentea, puntano proprio su questa integrazione tra terminali POS, sistemi di pagamento e piattaforme di gestione del punto vendita. 

L’obiettivo è offrire agli esercenti strumenti che semplifichino l’operatività quotidiana e migliorino la gestione degli incassi. 

Come scegliere il POS WiFi più adatto 

La scelta di un POS WiFi dovrebbe tenere conto di diversi fattori legati al tipo di attività e al contesto operativo. 

Tra gli elementi più importanti da valutare troviamo: 

  • Affidabilità della connessione 
    Il dispositivo deve garantire stabilità nella trasmissione dei dati e continuità operativa. 
  • Compatibilità con i metodi di pagamento
    È fondamentale che il terminale supporti i principali circuiti e le modalità di pagamento più diffuse.
  • Sicurezza delle transazioni
    La protezione dei dati e la conformità agli standard di sicurezza dei pagamenti rappresentano un requisito imprescindibile. 
  • Integrazione con altri sistemi 
    La possibilità di collegare il POS con sistemi di cassa o gestionali può semplificare notevolmente la gestione del punto vendita. 

POS WiFi: una tecnologia che semplifica i pagamenti 

La diffusione dei pagamenti digitali sta trasformando le esigenze degli esercenti e le aspettative dei clienti. 

In questo scenario, strumenti come il POS WiFi permettono di rendere il momento del pagamento più semplice, veloce e flessibile. 

Grazie alla connessione wireless e all’integrazione con i moderni sistemi di pagamento, questi dispositivi rappresentano oggi una soluzione efficace per attività che vogliono gestire gli incassi in modo fluido e adattarsi ai nuovi modelli del retail e dei servizi. 

Cos’è un POS WiFi?

Un POS WiFi è un terminale di pagamento elettronico che utilizza una connessione wireless per elaborare le transazioni. Permette di accettare pagamenti con carte e smartphone senza bisogno di collegamenti via cavo. 

Qual è la differenza tra POS WiFi e POS tradizionale?

Il POS tradizionale è spesso collegato tramite linea telefonica o cavo Ethernet, mentre il POS WiFi utilizza la rete wireless del punto vendita, offrendo maggiore mobilità e flessibilità operativa.

Il POS WiFi è sicuro per i pagamenti?

Sì. I POS WiFi utilizzano protocolli di sicurezza e crittografia conformi agli standard internazionali dei pagamenti elettronici, garantendo la protezione dei dati delle transazioni. 

In quali contesti è utile utilizzare un POS WiFi?

Il POS WiFi è particolarmente utile in ristoranti, negozi, eventi, fiere e in tutte le attività che necessitano di accettare pagamenti in mobilità o senza una postazione di cassa fissa. 

Il POS WiFi funziona anche con pagamenti contactless?

Sì. La maggior parte dei POS WiFi supporta pagamenti contactless con carte e wallet digitali come Apple Pay, Google Pay e altri sistemi di pagamento mobile. 

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Il tuo POS è sicuro? Rischi, tecnologie e best practice per proteggersi

22.04.2026

Il tuo POS è sicuro? Rischi, tecnologie e best practice per proteggersi

Parlare di POS sicuro oggi non significa più solo proteggere il terminale fisico, ma garantire la sicurezza dell’intero ecosistema di pagamento.

Un POS moderno è infatti connesso a reti, software gestionali e infrastrutture cloud, diventando parte integrante dei sistemi digitali aziendali. Questo lo espone a nuove tipologie di rischio, che vanno ben oltre la semplice manomissione hardware.

Che cosa significa “POS sicuro” oggi

Un POS sicuro è quindi una soluzione che combina diversi livelli di protezione: dalla sicurezza dei dati alla conformità normativa, fino alla capacità di prevenire frodi e accessi non autorizzati.

In questo contesto, la sicurezza diventa un requisito fondamentale per proteggere sia l’azienda sia i clienti, soprattutto in un panorama in cui i pagamenti digitali sono sempre più diffusi.

Ma il Pos, inteso come terminale di pagamento, è sempre sicuro? Le cronache restituiscono, talvolta, episodi poco incoraggianti che potrebbero preoccupare i consumatori. Un Pos non sicuro può costituire una minaccia per la sicurezza dei dati trattati; un vettore di frode; un elemento che incrina il legame di fiducia tra merchant e cliente.

Il Pos, infatti, può essere violato o alterato per scopi fraudolenti. L’esercente deve quindi mettere in atto le giuste misure per evitare danni alla sua reputazione, al suo business, e naturalmente ai clienti.

I potenziali fattori di rischio per il Pos

Quando il Pos diventa non sicuro? Quali sono le possibili truffe che potrebbero trarre in inganno clienti ed esercenti stessi?

Una truffa molto citata è quella dello skimming, che avviene quando un dispositivo esterno (es: pellicole sul tastierino, Pin pad falso) viene aggiunto a un sistema di pagamento per scopi fraudolenti, come la clonazione della carta e il salvataggio del codice Pin associato. Si tratta tuttavia di una tipologia di truffa più complicata da attuare in negozio, viene spesso citata infatti a proposito dei bancomat e di Pos installati in specifici contesti. Tuttavia, è la prova che non va sottovalutata la presenza di anomalie sui terminali di pagamenti.

Più comune invece è il rischio di malware. Da anni tra le minacce figura il malware Prilex: nato per colpire gli sportelli bancari, è arrivato a rappresentare un incubo anche per i Pos, riuscendo, nella sua ultima versione a “bloccare le transazioni contactless near-field communication (NFC) sui dispositivi infetti”. Quando questo accade, le vittime sono indotte a introdurre fisicamente le carte di credito/debito all’interno del pad da cui il codice malevolo esfiltra i dati per la transazione, manipolando i crittogrammi.

Truffe di questo tipo sono un grosso rischio per la reputazione dell’esercente che, pur essendo la prima vittima dell’attacco, potrebbe perdere credibilità agli occhi dei propri clienti.

Pos sicuro: la tutela passa dalla cybersecurity

Nonostante i rischi, è bene ricordare che il pagamento tramite Pos non è di per sé pericoloso.

In primis perché il dispositivo, proprio come altri device con una componente hardware e software, può essere protetto con soluzioni di cybersecurity (alcune sono pensate ad hoc per il settore retail).

I Pos possono essere sottoposti ad assessment ciclici per identificare e analizzare le vulnerabilità che li rendono penetrabili. In tal modo, è possibile capire chi o cosa minaccia il Point of Sale e provvedere con l’aggiornamento di specifiche patch. Il Pos, inoltre, è fornito da un provider che è tenuto a dare garanzie anche in termini di sicurezza, affidabilità e rispetto della compliance di specifici standard.

Tecnologie di sicurezza nei moderni POS

Le tecnologie integrate nei POS moderni sono progettate per garantire elevati standard di sicurezza, spesso invisibili all’utente finale ma fondamentali per la protezione delle transazioni.

Tra le principali troviamo la crittografia end-to-end, che protegge i dati durante tutta la trasmissione, e la tokenizzazione, che sostituisce le informazioni sensibili con codici non utilizzabili al di fuori della transazione.

A queste si aggiungono sistemi di autenticazione avanzata, conformi alla normativa PSD2, e protocolli di sicurezza certificati a livello internazionale, come gli standard PCI DSS.

Sempre più diffusi sono anche i sistemi di monitoraggio in tempo reale, che permettono di individuare comportamenti anomali e prevenire tentativi di frode prima che si concretizzino.

Queste tecnologie lavorano insieme per creare un ambiente sicuro, riducendo significativamente i rischi per esercenti e clienti.

 

Pos sicuro: prassi semplici ed efficaci per retailer e ristoratori

Il commerciante deve in ogni caso mettere in atto misure semplici ma essenziali per garantire ai clienti un Pos sicuro. Ecco un recap di quelle più importanti.

  • Per poter accettare le transazioni, il Pos è connesso alla rete. Bisogna quindi garantire che la connessione a Internet sia inviolabile. Inoltre, meglio separare la rete a cui sono collegati i dispositivi Pos da quella destinata ai clienti.
  • L’accesso a funzionalità di configurazione e amministrazione dei Pos va protetto con password sicure, aggiornate periodicamente, e di cui sono a conoscenza solo le persone destinate a utilizzarlo. Bisogna ragionare come per qualsiasi altro dispositivo, evitando che persone non autorizzate possono avere accesso al setup delle impostazioni, una porta di accesso per installare i malware.
  • In alcuni contesti potrebbero essere presenti più Pos, perché, ad esempio, ci sono più casse. Bisogna tenere sotto controllo tutti i dispositivi per evitare smarrimenti, monitorando anche elementi accessori (cavi, connettori) e riservando ai device uno spazio sicuro, protetto e inaccessibile quando l’attività non è operativa.
  • La possibilità che dispositivi esterni vengano aggiunti al Pos per scopi fraudolenti deve spingere l’esercente a controllare che non siano presenti segnali di manomissione o caratteristiche anomale.

Infine, anche i dipendenti vanno formati e allenati a un uso corretto del Pos e a un atteggiamento proattivo in materia di sicurezza e tutela dei dati.

Tipi di truffa POS: esempi e come riconoscerli

Nonostante i livelli di sicurezza sempre più elevati, le truffe legate ai POS continuano a evolversi, sfruttando spesso comportamenti distratti o poca consapevolezza.

Tra le più comuni troviamo le manomissioni fisiche del terminale, come l’installazione di dispositivi per clonare i dati delle carte, ma anche truffe più sofisticate, come il phishing o il social engineering ai danni degli esercenti.

Un altro scenario frequente riguarda pagamenti apparentemente regolari che nascondono anomalie, come importi modificati o transazioni non autorizzate.

Riconoscere questi segnali è fondamentale. Ad esempio:

  • richieste sospette da parte di falsi tecnici
  • comportamenti anomali del POS
  • discrepanze tra importo digitato e importo addebitato

Una maggiore consapevolezza operativa rappresenta la prima vera difesa contro questo tipo di rischi.

digitalizzazione dei processi amministrativi e commerciali.

Un POS può essere hackerato?

Sì, come qualsiasi dispositivo connesso, anche un POS può essere oggetto di attacchi informatici. Tuttavia, i sistemi moderni adottano tecnologie avanzate di sicurezza che rendono questi rischi molto contenuti, soprattutto se il dispositivo è aggiornato e utilizzato correttamente.

Quali sono i segnali di una possibile truffa POS?

Alcuni segnali da non sottovalutare includono comportamenti anomali del dispositivo, richieste sospette da parte di presunti tecnici, transazioni non riconosciute o discrepanze negli importi. In presenza di questi elementi, è importante intervenire rapidamente.

Cosa fare in caso di sospetta truffa con POS?

In caso di sospetta truffa è fondamentale bloccare immediatamente il dispositivo, contattare il provider del POS e verificare le transazioni recenti. Se necessario, è consigliabile segnalare l’accaduto alle autorità competenti per avviare le verifiche.

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POS unico: AMoney Suite, la soluzione per tutte le necessità del tuo POS

22.04.2026

POS unico: AMoney Suite, la soluzione per tutte le necessità del tuo POS

Per retailer e ristoratori sono anni interessanti sul piano delle scelte tecnologiche che possono trainare il business, grazie alla diffusione di innovative soluzioni di POS unico.

Nel mezzo dei cambiamenti di tecnologie, normative e abitudini d’acquisto che stanno stravolgendo il mondo dei pagamenti, gli esercenti hanno bisogno di operare attraverso processi semplici, versatili e integrati, di digitalizzare il più possibile le prassi, di semplificare la vita ai clienti e a chi lavora in negozio e in ristorante. Ma soprattutto, di non ripartire da capo a ogni nuova esigenza: la risposta a questa necessità è una soluzione modulare che permetta di scegliere e aggiungere con facilità tutte le soluzioni di pagamento (e non solo) necessarie con l’evolversi di un’attività.

Il POS unico è molto più che un lettore di carta

L’evoluzione dei sistemi di pagamento, e il relativo cambiamento di abitudini da parte dei clienti, ha costituito un perno di trasformazione che ha investito in particolar modo i terminali di accettazione. Ma sarebbe riduttivo limitarsi a questo tema, anche perché il rischio è di fare un po’ confusione tra alcuni cardini delle attività commerciali che, in virtù dell’innovazione, stanno cambiando volto.

Spesso, e soprattutto tra i non addetti ai lavori, strumenti come POS e lettori di carta diventano nell’immaginario sostanzialmente interscambiabili, mentre nella pratica il lettore di carte è un componente di un sistema POS, ma non ha lo stesso ruolo di un’intera soluzione point of sale.

Prendiamo il caso di un’azienda che fa solo e-commerce e non ha bisogno di gestire pagamenti in presenza: non avrà bisogno di un lettore carte, ma avrà comunque bisogno di strutturare un hub di pagamento e di servirsi di tool per tracciare le vendite e aggiornare l’inventario.

Come un POS unico abilita la digitalizzazione dei processi aziendali

Adottare un POS unico non significa semplicemente semplificare i pagamenti, ma abilitare una vera trasformazione digitale dei processi aziendali.

In molti contesti, soprattutto nel retail e nell’hospitality, la gestione dei pagamenti è ancora frammentata: diversi terminali, sistemi non integrati e flussi manuali che rallentano le operazioni e aumentano il rischio di errore.

Un POS unico, invece, centralizza tutti i metodi di pagamento e li integra con i sistemi gestionali e fiscali dell’azienda. Questo permette di automatizzare attività come la riconciliazione degli incassi, la gestione dei corrispettivi e il controllo delle transazioni.

Inoltre, con l’evoluzione normativa 2025–2026 e la crescente integrazione tra POS e registratori telematici, avere una soluzione unificata diventa sempre più strategico per garantire conformità e continuità operativa.

Il risultato è un sistema più efficiente, scalabile e in grado di supportare la crescita del business, riducendo complessità e costi nascosti.

Vantaggi comparati: POS unico vs soluzioni multi-POS

Molte aziende si trovano a gestire più soluzioni di pagamento contemporaneamente, spesso adottate nel tempo per rispondere a esigenze specifiche. Tuttavia, questo approccio può generare inefficienze difficili da gestire nel lungo periodo.

Confrontando un POS unico con un ecosistema multi-POS, emergono alcune differenze significative.

Nel modello tradizionale, la presenza di più terminali e provider comporta una maggiore complessità operativa: sistemi non integrati, riconciliazioni manuali e difficoltà nel controllo centralizzato dei dati.

Al contrario, un POS unico consente di avere una visione completa e unificata degli incassi, migliorando la gestione finanziaria e semplificando i processi amministrativi.

Anche dal punto di vista dell’esperienza cliente, una soluzione unificata permette di offrire maggiore coerenza e fluidità nei pagamenti, indipendentemente dal canale utilizzato.

Infine, non va sottovalutato l’impatto sulla scalabilità: un sistema centralizzato è più facile da estendere a nuovi punti vendita, canali o mercati, senza dover ripensare ogni volta l’infrastruttura di pagamento.

POS unico vs soluzioni multi-POS: confronto diretto

Aspetto

POS unico

Soluzioni multi-POS

Gestione operativa

Centralizzata: un unico sistema per tutti i pagamenti

Frammentata: più terminali e provider da gestire

Integrazione con sistemi aziendali

Elevata: integrazione nativa con ERP, cassa e sistemi fiscali

Limitata: integrazioni parziali o manuali

Riconciliazione incassi

Automatizzata e semplificata

Complessa, spesso manuale

Controllo dei dati

Visione unificata e in tempo reale

Dati distribuiti su più piattaforme

Esperienza cliente

Fluida e coerente su tutti i touchpoint

Disomogenea, dipende dal sistema utilizzato

Scalabilità

Alta: facilmente estendibile a nuovi punti vendita o canali

Bassa: ogni nuova esigenza richiede nuove integrazioni

Compliance normativa (2026)

Più semplice da gestire grazie all’integrazione POS–RT

Più complessa, rischio disallineamenti

Costi operativi

Ottimizzati nel medio-lungo periodo

Spesso più alti per via della gestione multipla

Manutenzione e aggiornamenti

Centralizzati e più efficienti

Distribuiti su più sistemi

Time-to-market

Rapido per nuovi servizi e funzionalità

Più lento, richiede coordinamento tra provider

POS unico: una sola suite, tante soluzioni modulari

Il segreto di una soluzione di POS unico efficace è la modularità, vale a dire la possibilità di aggiungere soluzioni in base ai propri bisogni senza particolari complessità, soprattutto sul fronte setup.

Un buon esempio sono le soluzioni di Argentea per il retail, che strutturano la suite AMoney. I diversi moduli sono concepiti per dare risposte concrete e per contribuire all’erogazione di servizi a valore aggiunto.

AMoneyPay per i pagamenti digitali

Decisamente trasversale è la soluzione AMoneyPay, che coglie un’esigenza comune per i titolari di ristoranti, negozi e supermercati: poter opzionare con facilità il profilo bancario a cui instradare i pagamenti a seconda degli importi, della fascia oraria o di qualsiasi esigenza. Inoltre, la soluzione abilita la ricezione di tutti i pagamenti elettronici, anche quelli più alternativi e compresi i buoni pasto di nuova generazione.

AMoneyPortal per la gestione dei flussi d’incasso

Il collegamento con il portale dedicato AMoneyPortal consente all’esercente di avere sempre uno sguardo olistico sugli incassi dei diversi punti vendita e in generale sulle forme di pagamento più utilizzate dai clienti.

AMoneySplit per i conti separati in ristorante

Più verticali, ma altrettanto validi come esempio di tool modulari, sono le soluzioni più specifiche per il mondo della ristorazione, come AMoneySplit, che offre al cliente tre diverse opzioni di pagamento per consentire di scegliere tra conto unico, diviso equamente tra i commensali o separato in base ai singoli importi. Modalità diverse di pagamento sono accettate allo stesso tavolo e lo strumento consente di chiudere più tavoli con la medesima transazione.

AMoneyBPE e AMoneyBP per i buoni pasto

Imprescindibili sono anche i moduli per accettare i buoni pasto, come AMoneyBPE e, particolarmente utile in questo periodo di transizione, AMoneyBP, che consente di dematerializzare in cassa il buono cartaceo.

AMoneyGift e AMoneySmart per fidelizzare i clienti

Laddove ci sia uno zoccolo duro di clienti che merita attenzioni speciali o un target emergente da fidelizzare il più possibile, meglio non trascurare le soluzioni che possono aiutare a consolidare il bond tra merchant e consumer. Il riferimento va a AMoneyGift, che consente di attivare direttamente in cassa gift card dagli importi variabili (per clienti B2B o B2C), e AMoneySmart, dedicato alle carte fedeltà.

AMoneyVas per ricariche, bollettini e buoni sconto

Parlando di servizi ai consumatori, un modulo che può elevare l’offerta del punto vendita è AMoneyVas, che offre ai clienti numerosi servizi terzi, come la possibilità di ricaricare il telefono, di pianificare i saldi di bollette e Pago-Pa, di pagare bollettini postali pre-marcati.

AMoneyWeb per i pagamenti online

Infine, attenzione anche alle esigenze di chi gestisce un negozio online e vuole uno strumento semplice per gestire i pagamenti: AMoneyWeb consente di gestire tutti i pagamenti dai server sicuri di Argenteae invia e-mail automatizzate per indicare eventuali anomalie o segnalare il buon esito di altri eventi.

Uno sguardo ampio alle esigenze dei clienti – ma anche alle potenzialità del proprio business- è il punto di partenza per elevare gli strumenti di ieri ai bisogni di oggi.

Quali metodi di pagamento gestisce un POS unico?

Un POS unico è progettato per gestire un’ampia gamma di metodi di pagamento, tra cui carte di debito e credito, pagamenti contactless, wallet digitali come Apple Pay e Google Pay, oltre a soluzioni alternative come QR code o link di pagamento. Questo permette di offrire ai clienti massima flessibilità e migliorare l’esperienza d’acquisto.

Come si attiva e si configura un POS unico?

L’attivazione di un POS unico dipende dal provider scelto, ma generalmente prevede una fase di analisi delle esigenze aziendali, seguita dall’integrazione con i sistemi esistenti (gestionale, cassa, ERP). Una volta configurato, il sistema consente di gestire tutti i flussi di pagamento in modo centralizzato, con interfacce semplici e intuitive.

POS unico e regolamentazioni fiscali: cosa cambia?

Con l’evoluzione normativa degli ultimi anni, in particolare verso il 2026, i sistemi di pagamento devono essere sempre più integrati con i registratori telematici e i sistemi fiscali. Un POS unico facilita questo processo, garantendo maggiore coerenza tra incassi e corrispettivi e semplificando gli adempimenti normativi.

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5 step per migliorare la customer experience in store

20.04.2026

5 step per migliorare la customer experience in store

Nonostante l’inarrestabile avanzare della digitalizzazione e del commercio elettronico, l’esperienza fisica in store conserva un ruolo di primaria importanza per le aziende retail. Questa interazione diretta con i prodotti e il personale di vendita può infatti fare la differenza tra un cliente soddisfatto e uno insoddisfatto, tra un acquisto e un abbandono. 

La Customer Experience nel retail sta evolvendo rapidamente, guidata da nuove tecnologie e da aspettative sempre più elevate da parte dei consumatori.

I principali trend della CX nel retail

  • Esperienze omnicanale fluide
    Il cliente si aspetta continuità tra online e offline
  • Pagamenti invisibili e frictionless
    Checkout sempre più veloci e integrati nel percorso d’acquisto
  • Personalizzazione data-driven
    Offerte e comunicazioni basate su comportamento e storico acquisti
  • Digitalizzazione del punto vendita
    POS evoluti, casse smart e integrazione con sistemi gestionali
  • Centralità del mobile
    Smartphone come strumento chiave per interazione e pagamento

 

In questo scenario, adottare sistemi di pagamento innovati diventa fondamentale per migliorare l’esperienza cliente lungo tutto il journey.

 

 Come migliorare dunque la customer experience in negozio? Ecco i cinque passi fondamentali.

1. Personalizzazione della customer experience

Il primo passo per migliorare la customer experience in store è la personalizzazione dell’esperienza di acquisto. I clienti non vogliono sentirsi solo un numero, ma desiderano essere riconosciuti e apprezzati. Questo significa che il personale di vendita deve essere in grado di riconoscere i clienti, capire le loro esigenze e fornire suggerimenti personalizzati. Tecnologie come l’intelligenza artificiale possono aiutare in questo, consentendo di raccogliere e analizzare i dati dei clienti per offrire un servizio più personalizzato. Al tempo stesso, offrire un ampio ventaglio di sistemi di pagamento innovativi contribuisce a soddisfare ogni esigenza della clientela.

2. Formazione del personale

Un altro aspetto cruciale per migliorare la customer experience in store è la formazione del personale. I dipendenti devono essere in grado di fornire ai clienti un servizio sempre all’altezza delle aspettative, rispondere alle loro domande e risolvere eventuali problemi che possano sorgere. La formazione dovrebbe quindi non solo riguardare le competenze tecniche, ma anche quelle emotive, come l’empatia e la capacità di ascolto. È importante anche che il personale addetto alle vendite sappia come gestire i diversi sistemi di pagamento elettronico, ormai sempre più utilizzati.

3. Ambiente del negozio

Anche l’ambiente del negozio ha un impatto significativo sulla customer experience. Un negozio pulito, ben organizzato e con un design gradevole può attrarre i clienti e invitarli a rimanere più a lungo. Allo stesso tempo, è importante considerare aspetti come l’illuminazione, i colori, la musica e – perché no? – il profumo, che possono influenzare l’umore dei clienti e dare una percezione positiva del brand.

4. Integrazione online-offline

Oggi i clienti sono sempre più connessi, è fondamentale quindi integrare le esperienze online e offline. Questo significa che le informazioni e le offerte disponibili online devono essere coerenti con quelle in negozio e viceversa. Inoltre, i clienti dovrebbero essere in grado di passare facilmente da un canale all’altro, ad esempio acquistando online e ritirando la merce in negozio o consultando online i prodotti disponibili in store. Molte ricerche di mercato evidenziano come l’esperienza omnicanale aumenta le possibilità di vendita. L’e-commerce e il negozio fisico non dovrebbero essere visti come due realtà separate, ma come due facce della stessa medaglia.

Si può ricorrere a tecnologie innovative, come i beacon, che consentono di inviare notifiche push personalizzate ai clienti quando entrano in negozio (il cosiddetto marketing di prossimità), o la realtà aumentata, che può arricchire l’esperienza in-store con informazioni digitali.

Le app mobili possono giocare un ruolo cruciale nell’integrazione online-offline, permettendo ai clienti di verificare la disponibilità dei prodotti, leggere recensioni, confrontare prezzi, ecc.

Inoltre, grazie all’uso dei dati, i retailer possono offrire promozioni personalizzate direttamente sul dispositivo mobile del cliente.

5. Feedback dei clienti

Infine, per migliorare la customer experience in store, è fondamentale raccogliere e ascoltare i feedback dei clienti. Questi possono fornire preziose informazioni su cosa funziona e cosa può essere migliorato. Le aziende dovrebbero quindi incentivare i clienti a lasciare commenti e recensioni, ad esempio attraverso sondaggi o programmi di loyalty, e poi utilizzare queste informazioni per apportare i miglioramenti necessari.

In conclusione, migliorare la customer experience in store richiede un approccio olistico che consideri sia gli aspetti tangibili, come l’ambiente del negozio, sia quelli intangibili, come la personalizzazione dell’esperienza e la formazione del personale. Solo così le aziende potranno creare un’esperienza che soddisfi i clienti e li inviti a tornare.

Metriche e KPI per misurare la CX nel Retail

Migliorare la Customer Experience nel retail significa anche dotarsi degli strumenti giusti per misurarla in modo concreto e continuativo. Solo attraverso i dati è possibile capire cosa funziona davvero e dove intervenire.

I principali KPI da monitorare includono:

  • NPS (Net Promoter Score)
    misura quanto i clienti sono propensi a raccomandare il brand, offrendo un’indicazione chiara del livello di fidelizzazione e della qualità percepita dell’esperienza
  • Customer Satisfaction (CSAT)
    consente di valutare la soddisfazione immediata del cliente dopo l’acquisto, utile per intercettare rapidamente eventuali criticità
  • Tempo medio di checkout
    rappresenta un indicatore operativo fondamentale per capire quanto il processo di pagamento sia fluido ed efficiente
  • Tasso di abbandono in store
    evidenzia quanti clienti entrano nel punto vendita senza completare l’acquisto, segnalando possibili frizioni nel percorso
  • Customer Lifetime Value (CLV)
    permette di stimare il valore complessivo generato da un cliente nel tempo, supportando strategie di retention e crescita

Monitorare questi indicatori consente di identificare i punti critici, ottimizzare i processi e migliorare in modo continuo l’esperienza cliente, trasformandola in un vero driver di business.

Che cos’è la customer experience nel retail?

La customer experience nel retail è l’insieme delle percezioni e interazioni che un cliente vive durante il suo rapporto con un brand, sia online che nel punto vendita fisico. Include ogni fase del percorso d’acquisto, dal primo contatto fino al post-vendita.

Perché la customer experience è importante nel retail?

La customer experience è fondamentale perché influisce direttamente su fidelizzazione, vendite e reputazione del brand. Un’esperienza positiva aumenta la probabilità di riacquisto e di raccomandazione, mentre una negativa può portare alla perdita del cliente.

Che cos’è l’omnicanalità nel retail e perché conta per l’esperienza cliente?

L’omnicanalità nel retail è l’integrazione tra tutti i canali di vendita e comunicazione (online e offline), per offrire un’esperienza fluida e coerente. È importante perché i clienti si aspettano continuità tra i diversi touchpoint, senza interruzioni o incoerenze.

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Consegna a domicilio: semplifica il pagamento con il pay by link

21/4/2026

Consegna a domicilio: semplifica il pagamento con il pay by link

La modalità di pagamento pay by link ha semplificato moltissimo la vita di esercenti e clienti, non solo per gli acquisti via web, ma anche per la consegna a domicilio dei ristoratori. Questa soluzione, infatti, consente il delivery senza POS mobile o scambi di contanti: la transazione viene completata a distanza e in anticipo, e al consumatore non resta che attendere la consegna già pagata.

Negli ultimi anni, i pagamenti digitali hanno registrato una crescita costante, trainata dall’evoluzione tecnologica e dal cambiamento delle abitudini dei consumatori e delle imprese.

In Italia, il valore delle transazioni digitali continua ad aumentare, con una diffusione sempre maggiore di soluzioni contactless, mobile e remote. In questo scenario, strumenti come il pay by link stanno guadagnando rilevanza perché rispondono a un’esigenza concreta: incassare in modo rapido, sicuro e senza vincoli fisici.

La crescente attenzione verso l’esperienza utente e la semplificazione dei processi di pagamento sta spingendo sempre più aziende ad adottare soluzioni flessibili e integrate, capaci di adattarsi a diversi contesti di vendita.

Come funziona il pay by link

Per il retailer è piuttosto semplice creare il link di pagamento destinato al cliente.
Basterà, a seconda del provider tecnologico scelto, accedere al servizio disponibile via app o via SmartPos. Il link di pagamento viene creato indicando il destinatario, l’importo, la causale, la scadenza. Successivamente, può essere condiviso via Sms, chat (per esempio whatsapp) o e-mail.

Il cliente, ricevuto il link, lo clicca e inserisce i suoi dati nella pagina web o nel form predisposto al fine di effettuare la transazione (con la carta o con altri metodi di pagamento digitali). Merchant e utente possono controllare in tempo reale il buon esito della transazione, che avviene sempre in modalità sicura e protetta.

La transazione avviene così prima della consegna, rendendo più rapidi e fluidi tutti i processi post-acquisto.

Pay by link: la soluzione perfetta per chi consegna (e non solo)

Il pay by link è uno strumento versatile che può tornare utile in diverse casistiche. Vediamo le applicazioni principali.

Pay by link per le consegne di prodotti

In primo luogo, la modalità pay by link è vantaggiosa per chi effettua spedizioni e consegne di prodotti. Nel novero degli esercenti rientrano, senza dubbio, anche ristoratori e titolari di negozi di alimentari.

Pay by link per vendere sui social

Si rivela inoltre una soluzione pratica per chi vuole vendere a distanza ma non vuole gestire un sito web. Un piccolo negozio, ad esempio, potrebbe raggiungere l’utenza utilizzando i soli social come vetrina virtuale, mostrando i prodotti presenti nello store fisico. I clienti potrebbero contattare l’esercente via chat e ordinare i beni: cosa fare a quel punto? Inviando un semplice link è possibile accettare il pagamento e semplificare il processo di vendita.

Pay by link per servizi e prestazioni professionali

Il Pay by link è funzionale anche nei casi in cui non venga consegnato un prodotto fisico. Molte attività di consulenza o erogazione di servizi si svolgono online: i professionisti possono inviare il link per ricevere il pagamento, in precedenza o a prestazione già effettuata.

Pay by link per la vendita con chatbot

Il pay by link torna utile anche per attività che si servono di chatbot per assistenza alla vendita. Il software può guidare il cliente nella procedura di acquisto e inviare il link per concludere il processo.

Pay by link per supportare fidelizzazione e upselling

Utilizzeranno la modalità pay by link anche quei retailer che vendono servizi molto personalizzati. Inviare un link di pagamento tramite e-mail, chat o sms, rafforza il bond tra cliente e retailer e aiuta anche sul fronte dell’upselling, per vendere articoli o servizi aggiuntivi, rimanendo nello stesso flusso di comunicazione e pagamento.

Inoltre, con questo metodo, la riattivazione del cliente è più facile, nel caso in cui un bene non sia disponibile subito ma solo successivamente. Inviando il link, sarà più facile ricordare all’utente che può ancora comprare il prodotto che desidera.

Una soluzione, molteplici vantaggi

I vantaggi connessi alla modalità di pagamento via link sono numerosi.

Per cominciare, la comodità della transazione, sia per l’esercente sia per il cliente. Processi semplici e intuitivi di pagamento aiutano inoltre gli utenti a non abbandonare i carrelli e a completare la customer journey, incentivando le vendite (o ordinazioni) online.

Mettere a disposizione questa modalità in fase di consegna, inoltre, migliora la tracciabilità e la trasparenza dei pagamenti e semplifica la gestione dei flussi di cassa. Eliminando la necessità di scambi di contanti a mano o scontrini emessi prima di aver realmente ricevuto il pagamento, aiuta ad evitare eventuali complicazioni legate a questo processo, quali per esempio errori nel conteggio o smarrimento degli incassi.

Sicurezza e compliance nei pagamenti via link

Uno degli aspetti più rilevanti quando si parla di pay by link è la sicurezza. Trattandosi di pagamenti a distanza, è fondamentale garantire la protezione dei dati e la conformità alle normative vigenti.

Le soluzioni più evolute si basano su standard di sicurezza elevati, come:

  • protocolli di crittografia avanzata
  • autenticazione forte del cliente (SCA)
  • conformità alla normativa PSD2

Dal punto di vista dell’utente finale, l’esperienza è semplice e immediata, ma dietro le quinte il sistema gestisce controlli sofisticati per prevenire frodi e accessi non autorizzati.

Per le aziende, questo significa poter offrire un metodo di pagamento digitale sicuro senza dover gestire direttamente la complessità tecnica e normativa.

Adottare soluzioni affidabili è quindi fondamentale non solo per proteggere le transazioni, ma anche per trasmettere fiducia al cliente, elemento chiave nei pagamenti a distanza.

Pay by link nel contesto B2B e nella digitalizzazione dei processi

Se inizialmente il pay by link si è diffuso soprattutto nel mondo B2C, oggi sta trovando sempre più applicazione anche nel contesto B2B.

In ambito aziendale, questa modalità di pagamento consente di semplificare e velocizzare i processi di incasso, riducendo tempi e complessità rispetto a strumenti tradizionali come bonifici o pagamenti differiti.

Ad esempio, può essere utilizzato per:

  • incassare preventivi approvati
  • gestire pagamenti ricorrenti o su richiesta
  • velocizzare la chiusura delle vendite

Inoltre, integrato con sistemi gestionali e CRM, il pay by link permette di automatizzare parte del ciclo attivo, migliorando la tracciabilità e riducendo gli errori manuali.

In questo senso, non è solo uno strumento di pagamento, ma una leva concreta per la digitalizzazione dei processi amministrativi e commerciali.

Il pay by link e il POS mobile rispondono a esigenze diverse. Il pay by link è ideale per pagamenti a distanza, quando il cliente non è fisicamente presente, mentre il POS mobile è più adatto per incassi in presenza ma in mobilità. La scelta dipende quindi dal contesto: vendite remote o interazioni dirette con il cliente.

Un pay by link può essere inviato tramite diversi canali, tra cui email, SMS e WhatsApp. La scelta dipende dal tipo di cliente e dal contesto: l’email è più formale e adatta al B2B, mentre SMS e messaggistica istantanea garantiscono maggiore rapidità e tassi di apertura più elevati. È importante accompagnare il link con un messaggio chiaro e professionale.

Il pay by link è particolarmente utile in tutti i settori in cui il pagamento non avviene in presenza, come servizi professionali, delivery, hospitality, sanità privata, formazione e B2B. In generale, è efficace ogni volta che serve incassare in modo semplice e veloce senza un punto vendita fisico.

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Come risparmiare sulle commissioni con il Pos senza banca

14.04.2026

Come risparmiare sulle commissioni con il Pos senza banca

29.11.2024

Come risparmiare sulle commissioni con il Pos senza banca

In passato il concetto di Pos senza banca poteva apparire utopico. Ma ad oggi c’è piena consapevolezza che il Point of sale può essere fornito da un istituto bancario, ma anche da una società indipendente.

Nell’immaginario comune i Pos della banca sono quelli usati negli esercizi commerciali grandi, con fili, collegati al telefono e strettamente connessi all’istituto di credito nel quale il retailer dispone già del suo conto.

In realtà, è una visione che rischia di non tenere il passo con il presente. Non solo esistono terminali Pos di ultima generazione messi a disposizione dalle banche, ci sono sul mercato soluzioni molto più innovative, che consentono ad esempio di trasformare tablet e smartphone in terminali di pagamento, senza hardware supplementare.

Le differenze tra Pos con banca e Pos senza banca 

Tornando a parlare di Pos, inteso come terminale anche hardware, possono essere definiti senza banca quei dispositivi mobili (lettori di carta, ndr), non vincolati da una linea fissa o remota, che funzionano con connessione internet Wi-Fi o con SIM, e che consentono di accettare transazioni in contesti diversi (dal chiosco dell’edicola alla fiera di paese, dal negozio allo studio del libero professionista).

Rientra nell’accezione “senza banca” anche un Pos fornito da una società indipendente che consenta di accettare tutti i pagamenti elettronici e che permette di attivare più profili bancari su cui instradare i pagamenti (come AMoneyPay di Argentea).

I Pos senza banca non richiedono inoltre l’apertura di conti dedicati, quindi già a monte azzerano questo tipo di costo.

Quando si decide di adottare un Pos, bisogna valutare la tipologia di business che si conduce, e le esigenze anche in termini di spese, tanto più se a compiere la scelta è un piccolo retailer.

Quali sono i costi a cui guardare?

Sicuramente quelli legati alle commissioni per transazioni, ma anche i canoni mensili o annuali per utilizzare il terminale. Quest’ultimo infatti può essere noleggiato, e va manutenuto e aggiornato anche al fine di garantire la sicurezza dei dati e la correzione di anomalie.

Da mettere in conto ci sono anche eventuali spese legate al recesso o alla disinstallazione.

Infine, occhio anche al tema commissioni, laddove vengano effettuate transazioni con carte emesse da istituti esteri, e alla presenza di vincoli di transazione minima mensile.

Vantaggi del POS senza banca per aziende digitalizzate

Il POS senza banca rappresenta oggi una soluzione sempre più diffusa tra le aziende che vogliono maggiore flessibilità nella gestione dei pagamenti.

A differenza dei POS tradizionali legati a istituti bancari, queste soluzioni sono offerte da provider fintech e permettono di attivare e gestire i pagamenti in modo più rapido e digitale.

Uno dei principali vantaggi riguarda proprio la semplicità: l’attivazione è spesso completamente online, con tempi ridotti e meno vincoli burocratici. Questo lo rende particolarmente interessante per attività dinamiche, negozi in crescita o aziende che operano su più canali.

Dal punto di vista operativo, un POS senza banca consente anche una maggiore trasparenza sui costi e sulle commissioni, oltre a offrire dashboard e strumenti di monitoraggio più evoluti rispetto ai sistemi tradizionali.

Inoltre, queste soluzioni si integrano facilmente con piattaforme eCommerce, gestionali e sistemi di pagamento digitali, diventando un elemento chiave nei processi di digitalizzazione aziendale.

Pos senza banca o no: come scegliere

L’errore da non fare, quando si sceglie un Pos, è generalizzare: bisogna mettere a confronto le offerte dei singoli fornitori (banche comprese), al fine di avere un quadro esaustivo che tenga conto di costi di installazione, canone mensile, commissioni percentuali sul transato, costi di disinstallazione, costi per storno, ecc.

Certo, che il tema commissioni in ambito bancario esista è un dato di fatto. Non a caso, l’ABI (Associazione Bancaria Italiana), nel luglio del 2023, ha definito assieme ad altri soggetti un “Protocollo d’intesa per la mitigazione, la maggiore comprensibilità e comparabilità dei costi di accettazione di strumenti di pagamento elettronici”.

Nello specifico, l’ABI e l’APSP (Associazione Italiana Prestatori di Servizi di Pagamento) si impegnavano a invitare i propri associati a promuovere iniziative commerciali nei confronti degli esercenti, per ridurre l’impatto dei costi delle transazioni di basso valore, cioè di importo non superiore a 30 euro.

In particolare, “tali iniziative commerciali dovrebbero essere significativamente competitive per quanto riguarda le transazioni di importo unitario almeno fino a 10 euro” scriveva l’ABI.

Nel confronto tra Pos, il tema costi non è irrilevante e potrebbe far propendere l’esercente, soprattutto il piccolo retailer, per quello senza banca laddove si vogliano evitare i costi fissi di gestione (contando anche che i lettori di carta generalmente si comprano, non si affittano).

I costi di transazione esistono anche nei Pos senza banca, ma in questo caso la valutazione va fatta confrontando i singoli provider.

Anche il tema dell’assorbimento delle spese legate al Pos è rilevante. Ma, laddove non ci fossero volumi di transazioni importanti, perché non scegliere soluzioni più vantaggiose senza banca?

Come richiedere e attivare un POS senza banca

Uno dei principali punti di forza del POS senza banca è la rapidità di attivazione, che nella maggior parte dei casi avviene interamente online.

Il processo è generalmente semplice: dopo aver scelto il provider, è necessario registrarsi sulla piattaforma, inserire i dati aziendali e caricare la documentazione richiesta, come partita IVA e informazioni fiscali. Una volta completata la verifica, il POS può essere attivato in tempi molto brevi, in alcuni casi anche in poche ore. Gli incassi vengono poi accreditati su un conto corrente o su un conto di appoggio associato al servizio, a seconda della soluzione scelta.

Questa semplicità rende il POS senza banca particolarmente adatto anche a chi vuole iniziare rapidamente ad accettare pagamenti digitali senza affrontare processi complessi o lunghi tempi di attesa.

Si può avere un POS senza conto corrente?

In molti casi è possibile attivare un POS senza avere un conto corrente tradizionale presso una banca, ma è comunque necessario disporre di un conto di appoggio (anche digitale) su cui ricevere gli incassi. Alcuni provider offrono soluzioni integrate con wallet o conti dedicati.

Serve comunque un conto di appoggio per ricevere gli incassi?

Sì, per ricevere gli incassi è sempre necessario un conto di appoggio, che può essere un conto bancario tradizionale oppure un conto digitale fornito dal provider. Questo serve per accreditare le somme incassate tramite POS.

È sicuro un POS senza banca?

Sì, i POS senza banca offerti da provider affidabili rispettano gli stessi standard di sicurezza dei POS tradizionali, inclusi protocolli di crittografia, conformità PCI DSS e normativa PSD2. È importante scegliere fornitori certificati e riconosciuti per garantire la massima protezione delle transazioni.

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Commissioni POS: come ridurre i costi unificando i pagamenti

11/03/2026

Commissioni POS: come ridurre i costi unificando i pagamenti

04.11.2023

Commissioni POS: come ridurre i costi unificando i pagamenti

Le commissioni POS rappresentano un costo strutturale per il retail, con un impatto rilevante sulla marginalità delle attività. I costi derivano da più componenti della filiera dei pagamenti e variano in base a volumi, strumenti e contratti. Accordi di sistema, come quello tra ABI e PSP, mirano a ridurre l’incidenza delle commissioni sui pagamenti di piccolo importo. Il Bonus POS consente agli esercenti con ricavi inferiori a 400.000 euro di recuperare fino al 30% delle commissioni tramite credito d’imposta. Unificare i pagamenti significa ridurre complessità operative, canali e dispositivi, migliorando il controllo dei flussi di incasso. La tecnologia gioca un ruolo chiave nel semplificare la gestione dei pagamenti e nel rendere sostenibili i costi nel tempo.

Nel retail, oggi la velocità e l’efficienza dei pagamenti sono diventati fattori chiave per il successo di un’attività.

Commissioni POS: definizione e come si calcolano

Quando si parla di commissioni POS si fa riferimento all’insieme dei costi che gravano su ogni transazione elettronica effettuata nel punto vendita. Non si tratta di una voce unica, ma di una composizione articolata che coinvolge più attori della filiera dei pagamenti: la banca dell’esercente o il prestatore di servizi di pagamento (PSP), i circuiti internazionali e l’eventuale provider tecnologico che gestisce l’infrastruttura.

In termini percentuali, le commissioni applicate sulle transazioni con carta si collocano mediamente in una forchetta che va dallo 0,5% fino al 2% dell’importo, con variazioni legate al volume di transato, alla tipologia di carta utilizzata (debito, credito, corporate), al canale di accettazione e alle condizioni contrattuali sottoscritte. Per l’esercente, il punto critico non è solo l’aliquota in sé, ma la difficoltà di avere una visione chiara e comparabile dei costi complessivi, soprattutto quando coesistono più strumenti di pagamento e più fornitori. Da qui nasce l’esigenza di razionalizzare i flussi e ridurre le inefficienze che, nel tempo, incidono in modo significativo sulla marginalità.

Accordi ABI e riduzione delle commissioni per micro-transazioni

Sul fronte della riduzione dei costi, un passaggio rilevante è rappresentato dall’accordo siglato nel luglio 2023 tra ABI e Associazione dei Prestatori di Servizi di Pagamento (APSP), con il coinvolgimento delle principali associazioni di categoria. L’intesa nasce con l’obiettivo di intervenire su uno dei nodi più critici per il commercio di prossimità: le commissioni applicate ai pagamenti di piccolo importo.

L’accordo prevede infatti una riduzione significativa delle commissioni per le transazioni sotto i 30 euro e un ulteriore alleggerimento dei costi per i micro-pagamenti inferiori ai 10 euro, ambito in cui l’incidenza percentuale delle commissioni risulta tradizionalmente più penalizzante.

Si tratta di una misura che va letta non come una soluzione strutturale a tutti i problemi di costo, ma come un segnale di riequilibrio in un contesto in cui l’obbligo di accettazione dei pagamenti elettronici rende necessario garantire sostenibilità economica soprattutto alle attività con scontrino medio contenuto.

Bonus POS: credito d’imposta fino al 30%

Nel 2026 il cosiddetto Bonus POS resta uno degli strumenti fiscali di riferimento per accompagnare esercenti e professionisti nell’adozione e nella gestione dei pagamenti elettronici. Si tratta di un credito d’imposta pari al 30% delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate con strumenti di pagamento elettronico tracciabili — carte di credito, carte di debito, prepagate o altri mezzi digitali — sostenute nei confronti di consumatori finali.

La misura è disciplinata dall’articolo 22 del Decreto Legge n. 124/2019 e viene riconosciuta a favore di imprenditori, commercianti, artigiani e liberi professionisti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro nell’anno precedente a quello in cui si sostengono le commissioni. Il bonus non è automatico: perché si configuri il beneficio è necessario che le spese commissionali siano adeguatamente documentate; gli importi maturati possono poi essere utilizzati in compensazione tramite modello F24, inserendo lo specifico codice tributo previsto dalla normativa.

L’obiettivo della misura è duplice: da un lato alleggerire il peso economico delle commissioni sui bilanci delle piccole attività, dall’altro rafforzare la diffusione di strumenti di pagamento tracciabili come parte della strategia nazionale per la lotta all’evasione fiscale e la digitalizzazione dei processi commerciali.

Ridurre le commissioni del POS con l’unificazione dei pagamenti

Oltre alla possibilità di negoziare le commissioni del POS con il fornitore del servizio, magari valutando l’opzione di un contratto a lungo termine per ottenere tariffe più vantaggiose che tengano conto del volume di transazioni previsto, una delle prime mosse da compiere per unificare i pagamenti è integrare le diverse modalità all’interno del proprio sistema di vendita. Oltre alle tradizionali carte di credito e debito, è possibile offrire ai clienti la possibilità di pagare tramite app mobili, portafogli digitali o bonifici bancari. L’utilizzo di soluzioni di pagamento online può contribuire notevolmente a velocizzare i pagamenti e ridurre le commissioni del POS. Piattaforme come PayPal o Stripe offrono servizi di pagamento sicuri e veloci e, spesso, tariffe competitive rispetto ai tradizionali terminali POS, consentendo così di risparmiare sulle commissioni.
Il nodo da risolvere è che ognuno dei vari soggetti ha un proprio protocollo, ragione per cui il punto vendita dovrebbe avere altrettanti canali per ricevere i pagamenti, ossia tanti POS. Con l’ulteriore complicazione di dover addestrare gli addetti del negozio a gestire tutti i diversi incassi.

La soluzione per i pagamenti digitali: Argentea AMoneyPay

Quello di unificare e velocizzare i pagamenti sembra un problema complesso, eppure la soluzione esiste ed è quella che propone Argentea con AMoney. Una soluzione modulare per il retail che, con il modulo AMoneyPay permette ai clienti di un esercizio commerciale di usare la modalità di pagamento preferita e all’esercente di inoltrare l’incasso alla banca più conveniente. L’attività in cassa viene semplificata, liberando la scelta dell’istituto bancario dai vincoli dell’infrastruttura hardware (il POS fisico). AMoneyPay permette infatti di attivare più profili bancari a cui instradare i pagamenti in base all’importo, la fascia oraria o il giorno della settimana. Inoltre, integra tutti i sistemi di pagamento elettronico: buoni pasto, alternative payment, abbracciando un ventaglio di PSP come Satispay, Wechat e altri.

E se il cliente paga con i buoni pasto?

I buoni pasto elettronici rappresentano un duplice vantaggio, per le aziende e per i dipendenti che li utilizzano, ma non devono costituire un onere aggiuntivo per l’esercente. Il modulo AMoneyBPE di Argentea coniuga perfettamente le due esigenze, rendendo la gestione dei buoni pasto semplice, veloce e sicura. Come funziona? La soluzione consente di leggere la card del buono pasto elettronico direttamente con il dispositivo POS; il collegamento della transazione di cassa con il sistema di pagamento avviene in modo automatico, senza la necessità di inserire gli importi manualmente, quindi evitando possibili errori. Inoltre, i buoni pasto elettronici possono essere letti da tutte le casse del punto vendita o ristorazione, quindi anche ai tavoli o in mobilità all’interno del locale. È assicurata la compatibilità con i più diffusi software dei registratori di cassa.

FAQ

Cosa sono le commissioni POS?

Le commissioni POS sono i costi applicati a ogni transazione elettronica e includono le quote riconosciute ai circuiti di pagamento, ai prestatori di servizi di pagamento e, in alcuni casi, alla banca dell’esercente.

Quanto incidono in media le commissioni sui pagamenti con carta?

Le commissioni variano in base a diversi fattori, ma in media si collocano in una fascia compresa tra lo 0,5% e il 2% dell’importo transato, con un impatto maggiore sui pagamenti di piccolo valore.

Cosa prevede l’accordo ABI sulle micro-transazioni?

L’accordo tra ABI e i prestatori di servizi di pagamento punta a ridurre le commissioni per i pagamenti sotto i 30 euro, con condizioni ulteriormente agevolate per le transazioni inferiori ai 10 euro, a beneficio soprattutto del commercio di prossimità.

Chi può usufruire del Bonus POS?

Il Bonus POS è destinato a esercenti e professionisti con ricavi o compensi annui non superiori a 400.000 euro e consente di recuperare parte delle commissioni sostenute tramite credito d’imposta.

Come si utilizza il credito d’imposta del Bonus POS?

Il credito maturato può essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite modello F24, a condizione che le commissioni siano correttamente documentate.

In che modo l’unificazione dei pagamenti aiuta a ridurre i costi?

Unificare i pagamenti consente di ridurre il numero di dispositivi e canali da gestire, semplificare i processi in cassa e ottenere una visione più chiara e controllata dei flussi di incasso, con benefici anche sul piano dei costi complessivi.

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